ACCADDE OGGI…

…il 31 agosto 1665
Il 31 agosto 1665, Giovanni Domenico Cassini annuncia la scoperta della Grande Macchia Rossa di Giove.
GIOVE, il più grande tra gli otto pianeti del sistema solare, è un “gigante gassoso” formato principalmente da Idrogeno ed Elio e ha una massa di circa 2 volte quella di tutti gli altri pianeti messi insieme.
La “Grande Macchia Rossa”, conosciuta anche come l’ Occhio di Giove, è un enorme vortice atmosferico di una tempesta perenne che appare come una macchia ellittica di colore rossastro, lunga ben 25.000 Km: più di due volte la dimensione della Terra!
Questa regione di alta pressione ruota in senso antiorario (perchè si trova nell’emisfero sud del pianeta) e i venti al suo interno raggiungono velocità comprese tra i 300 e i 400 km/h !
Considerando poi che Giove non ha una superficie solida che oppone attrito, la tempesta dura da secoli.
(Bitta tunc primum scripsit XII IX MMXXII)
Cieli sereni
PG

§1280

Continua la navigazione di Nave Vespucci verso Cadice dove è attesa per giovedì prossimo 3 settembre

ACCADDE OGGI…
…il 30 agosto 1873
Gli esploratori austriaci
Julius von Payer e Karl Weyprecht scoprono l’arcipelago poi chiamato TERRA DI FRANCESCO GIUSEPPE nel Mare Artico. Quel territorio oggi fa parte della Russia.
La nave della spedizione, la
TEGETTHOFF, portava il nome del famoso ammiraglio austriaco Wilhelm von Tegetthoff.
Era un vascello a 3 alberi di 220 tonnellate, costruito con legno di quercia e legno africano resistente per le fiancate e la prua. 
Dotato di un motore da 95 cavalli, era provvisto di un’elica che per essere protetta dagli urti del ghiaccio venne sistemata in un vano formato da un  prolungamento in ferro della chiglia.
La Tegetthoff con a bordo 24 uomini partì da Tromsø, in Norvegia, nel luglio del 1872 per esplorare le regioni polari ancora sconosciute all’epoca.
Dopo la navigazione nei mari del Nord, con l’arrivo dell’inverno, la Tegetthoff fu circondata da masse di ghiaccio con temperatura di 50 gradi sottozero e fu costretta a navigare nella perenne oscurità tra gli iceberg.
Nell’estate successiva le cose non migliorarono: la nave rimase incagliata nella banchisa dove rimase fino all’arrivo del secondo tragico inverno in cui alcuni uomini cominciarono ad ammalarsi.
Julius Payer, che era il comandante designato alle esplorazioni su terra, era comunque deciso a raggiungere la Franz Josef Land. Organizzò pertanto una spedizione con slitte, cani e alcuni volontari percorrendo 400 chilometri tra ghiacci, crepacci, dirupi in una continua sfida con la morte.
Alla fine il gruppo riuscì a raggiungere il punto più estremo a 82° latitudine nord in nome dell’ Imperatore Francesco Giuseppe.
Dopo ulteriori atroci 800 chilometri sulla via del ritorno, Prayer e compagni raggiunsero il relitto della nave che era ancora bloccato tra i ghiacci.
Neppure con l’arrivo della bella stagione la Tegetthoff riuscì a liberarsi dal ghiaccio e, valutando insufficienti le scorte di cibo per un ulteriore inverno, il comandante Carl Weyprecht diede ordine di abbandonare la nave tra i ghiacci del polo e di fare ritorno alla base con l’uso di slitte e barche. Il 14 agosto 1874 (due anni dopo la partenza!) la spedizione raggiunse il mare aperto per poi essere raccolta da un peschereccio russo.
IL MESSAGGIO IN BOTTIGLIA*
Disperando ormai sulla riuscita dell’impresa per le terribili condizioni incontrate dalla spedizione, Carl Weyprecht scrisse una lettera raccontando gli eventi ed i risultati ottenuti, gettandola in mare all’interno di una bottiglia. Quella bottiglia venne ritrovata 104 anni più tardi ed è ora conservata presso l’Accademia Austriaca delle Scienze.
(Bitta scripsit XXX VIII MMXXI)
Cieli sereni
PG

§1282

Continua la navigazione atlantica di Nave Vespucci verso Cadice

Quante corde ci sono sul Vespucci?
Sulle navi NON ESISTONO ‘corde’!
Per la manovra delle vele si utilizzano “cime” o cavi che sul Vespucci ammontano, in totale, a circa 36 chilometri (!) di lunghezza.
L’unico cavo ammesso con il nome di corda è quello spezzone di qualche decina di centimetri che pende legato al batacchio della campana di bordo.
(Bitta scripsit IX XI MMXXIII)
Tutte le cime di bordo hanno un nome ed una posizione ben precisi ed inequivocabili: è molto importante saperla individuare immediatamente, una volta ricevuto l’ordine per le manovre.
La SÀRTIA (NON sartìa) è una cima, o cavo, utilizzata nelle imbarcazioni e nelle navi per sostenere l’albero (o gli alberi) lateralmente.
In passato erano fatti di canapa ma adesso, nelle imbarcazioni più grandi, sono in acciaio inossidabile. 
La SAGOLA è una cima sottile non più spessa di 5 millimetri di solito sintetica come poliestere, nylon o kevlar.
La GOMENA è (era) un cavo di canapa, di grossa sezione, destinata all’ormeggio delle navi. Oggi si usano cavi sintetici che prendono il nome dalla funzione: cavo di ormeggio, cavo di rimorchio, di tonneggio, ecc.
La SCOTTA è una cima per bordare (orientare) le vele.
Il CANAPO è una cima di discreta sezione fatta, appunto, di canapa (ormai in disuso in marina).
CURIOSITÀ
Se tutte le cime del Vespucci venissero stese lungo una pista di atletica occorrerebbe fare 90 giri della stessa.
Cieli sereni
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§1284

Nave Vespucci sta navigando in Oceano Atlantico alla volta di Cadice

LA VERGA SECCA
Nell’ immagine più grande a destra il comandante Bitta ha notato che il pennone più largo e più basso dell’albero poppiero in primo piano, (pennone di MEZZANA) è sprovvisto di vela !
Per questo viene chiamato “VERGA SECCA” : ne è sprovvisto in quanto questa vela toglierebbe vento a quella che gli sta davanti, il “trevo di maestra”, che è la vela più grande di tutta la nave.
CURIOSITÀ
La verga secca, occasionalmente, può essere armata con una vela di forma triangolare chiamata “ZIZZA DI MONACA” (foto piccola in basso a sinistra). 
(Bitta tunc primum scripsit XVI VI MMXX)
Cieli sereni
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§1246

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…il 23 agosto 1966
60 anni fa !
Viene scattata la prima fotografia della Terra …dalla Luna!
L’immagine viene catturata dal satellite Lunar Orbiter 1  in orbita lunare allo scopo di acquisire foto del nostro satellite per scegliere siti idonei agli atterraggi delle future missioni Apollo.
La foto, che presenta numerosi difetti e strisce, è quella originariamente acquisita e mostrata al mondo. 
SULLA LUNA LA TERRA NON TRAMONTA MAI !
 
Se ci trovassimo sul suolo lunare non vedremmo la Terra tramontare ( …nè sorgere) come invece potrebbe sembrare dalla foto. 
Infatti, a causa della rotazione sincrona() del nostro satellite, non vedremmo la Terra muoversi sulla volta celeste come noi, dalla Terra, vediamo la Luna.
(
) La Luna fa un giro su se stessa esattamente nello stesso tempo che impiega a fare un giro completo intorno alla Terra (27 giorni, 7 ore e 43 minuti).
La Terra, però, NON mostrerebbe sempre la stessa faccia (come invece fa la luna verso di noi) MA osserveremmo la rotazione dei continenti così come il continuo variare del profilo delle nubi della nostra atmosfera.
CURIOSITÀ
La fama di questo straordinario scatto durò ben poco. Poco più di due anni dopo, il 24 dicembre 1968, l’astronauta William Anders, nel corso della missione Apollo 8, scattò, dall’orbita lunare, una foto a colori del nostro pianeta.
Questa seconda fotografia, nota come “Earthrise”, inclusa da LIFE tra le “100 fotografie che hanno cambiato il mondo”, fece cadere nel dimenticatoio l’immagine del Lunar Orbiter.
(Bitta tunc primum scripsit XXIII VIII MMXXI)
Cieli sereni
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§1370

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…il 22 agosto 1851
Il 22 agosto 1851 a Cowes, attorno all’Isola di Wight, lo yacht America (foto) batte la flotta britannica e conquista il trofeo allora noto come Coppa delle 100 Ghinee
È la prima vittoria di quella che, da quel giorno si chiamerà AMERICA’S CUP.
L’imbarcazione era uno schooner spesso erroneamente tradotto in italiano con goletta.
COSA È UNO SCHOONER ?
La SCHOONER è un tipo di nave a due o più alberi, generalmente inclinati verso poppa e dotati di vele auriche. L’ albero di maestra è collocato a poppa ed è più grande e più alto dell’albero di trinchetto posizionato a prua.
Nella GOLETTA non c’è questa differenza tra i due alberi anche se l’albero di maestra rimane quello posto a poppavia. Nel caso di goletta a 3 alberi (goletta a palo), l’albero di poppa (mezzana) è più piccolo.
Cieli sereni
PG

§1368

XX GIOCHI DEL MEDITERRANEO

Oggi venerdì 21 agosto, a Taranto, la cerimonia di apertura darà ufficialmente il via alla XX edizione dei Giochi del Mediterraneo.
Il logo della manifestazione, è formato da due “X” antropomorfizzate, che compongono il 20 (numero di questa edizione) scritto in caratteri romani e richiamano le linee del monumento al marinaio, realizzato dallo scultore Vittorio Di Cobertaldo nel 1974 e ubicato a Taranto in prossimità del Canale Navigabile che collega il Mar Grande con il Mar Piccolo, proprio nei pressi del Ponte Girevole e di fronte al Castello Aragonese.
Il rosso e il blu che li caratterizzano richiamano i colori identitari della città, mentre i caratteri e i segni rievocano le sue origini greche.
Il disegno fu realizzato dall’Istituto “Gaetano Salvemini” di Talsano nell’ambito di un concorso bandito nel 2019.
Cieli sereni
PG

§1366

18° giorno di navigazione atlantica per Nave Vespucci in rotta verso Ponta Delgada – Azzorre (Por…

IL BELVEDERE E IL CONTROBELVEDERE
Il belvedere e il controbelvedere sono termini della marina velica per indicare due specifiche vele quadre superiori che si trovano sull’albero di poppa (albero di mezzana).
BELVEDERE
È una vela quadra che si trova nella parte alta della mezzana.
È posta alla base dell’alberetto e prende il nome dal rispettivo pennone di belvedere (l’asta di legno che la sostiene).
CONTROBELVEDERE
È la vela quadra più piccola e la più alta in assoluto dell’albero di mezzana.
È posizionata sopra il belvedere ed ‘inferita’ (legata) al pennone di controbelvedere.
È una delle prime vele a essere serrata quando il vento diventa troppo forte.
Cieli sereni
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§1364

IL RAGGIO VERDE

Si tratta di un fenomeno dovuto alla rifrazione della luce solare nell’aria; i raggi solari radenti, attraversando uno strato spesso dell’atmosfera, vengono scomposti come un prisma nelle varie componenti colorate, e fra queste si distingue il verde per contrasto con la tonalità generale giallo-arancione del cielo. 
CURIOSITÀ
Questo fenomeno, chiamato “raggio verde”, ha sempre ispirato poeti e scrittori. Jules Verne gli dedicò il romanzo omonimo, e il regista francese Rohmer girò il film “Le Rayon vert” che nel 1986 vinse il Leone d’oro a Venezia.
LEGGENDA O TRADIZIONE?
La leggenda legata al fenomeno, che si verifica quando l’acqua e gli astri si incontrano per un breve ma intenso momento come se fossero due amanti, è molto radicata nelle isole del Golfo di Napoli.
A Ischia si narra che solo le persone pure di cuore e che si affacciano dalla terrazza della chiesetta di Santa Maria del Soccorso, siano in grado di vedere il raggio verde smeraldo. Credenza che in qualche modo trova riscontro nel citato romanzo di Verne: “Chi lo vede riesce a leggere meglio nei propri sentimenti e in quelli degli altri”.
A Capri, invece, al fenomeno è stato dedicato addirittura il belvedere dinanzi a Villa Lysis. Qui il raggio è interpretato come simbolo di cambiamento come ricordato da una maiolica affissa sul posto.
(Bitta tunc primum scripsit XX IV MMXX)
Cieli sereni
PG

§1362