ACCADDE OGGI…
…il 30 agosto 1873
Gli esploratori austriaci Julius von Payer e Karl Weyprecht scoprono l’arcipelago poi chiamato TERRA DI FRANCESCO GIUSEPPE nel Mare Artico. Quel territorio oggi fa parte della Russia.
La nave della spedizione, la TEGETTHOFF, portava il nome del famoso ammiraglio austriaco Wilhelm von Tegetthoff.
Era un vascello a 3 alberi di 220 tonnellate, costruito con legno di quercia e legno africano resistente per le fiancate e la prua.
Dotato di un motore da 95 cavalli, era provvisto di un’elica che per essere protetta dagli urti del ghiaccio venne sistemata in un vano formato da un prolungamento in ferro della chiglia.
La Tegetthoff con a bordo 24 uomini partì da Tromsø, in Norvegia, nel luglio del 1872 per esplorare le regioni polari ancora sconosciute all’epoca.
Dopo la navigazione nei mari del Nord, con l’arrivo dell’inverno, la Tegetthoff fu circondata da masse di ghiaccio con temperatura di 50 gradi sottozero e fu costretta a navigare nella perenne oscurità tra gli iceberg.
Nell’estate successiva le cose non migliorarono: la nave rimase incagliata nella banchisa dove rimase fino all’arrivo del secondo tragico inverno in cui alcuni uomini cominciarono ad ammalarsi.
Julius Payer, che era il comandante designato alle esplorazioni su terra, era comunque deciso a raggiungere la Franz Josef Land. Organizzò pertanto una spedizione con slitte, cani e alcuni volontari percorrendo 400 chilometri tra ghiacci, crepacci, dirupi in una continua sfida con la morte.
Alla fine il gruppo riuscì a raggiungere il punto più estremo a 82° latitudine nord in nome dell’ Imperatore Francesco Giuseppe.
Dopo ulteriori atroci 800 chilometri sulla via del ritorno, Prayer e compagni raggiunsero il relitto della nave che era ancora bloccato tra i ghiacci.
Neppure con l’arrivo della bella stagione la Tegetthoff riuscì a liberarsi dal ghiaccio e, valutando insufficienti le scorte di cibo per un ulteriore inverno, il comandante Carl Weyprecht diede ordine di abbandonare la nave tra i ghiacci del polo e di fare ritorno alla base con l’uso di slitte e barche. Il 14 agosto 1874 (due anni dopo la partenza!) la spedizione raggiunse il mare aperto per poi essere raccolta da un peschereccio russo.
IL MESSAGGIO IN BOTTIGLIA*
Disperando ormai sulla riuscita dell’impresa per le terribili condizioni incontrate dalla spedizione, Carl Weyprecht scrisse una lettera raccontando gli eventi ed i risultati ottenuti, gettandola in mare all’interno di una bottiglia. Quella bottiglia venne ritrovata 104 anni più tardi ed è ora conservata presso l’Accademia Austriaca delle Scienze.
(Bitta scripsit XXX VIII MMXXI)
Cieli sereni
PG
§1282