LA LEGGENDA DEL CANNONE DI GHISA

Arrivano i “Giorni della Merla”!
Secondo la tradizione i giorni della merla sono i tre giorni più freddi dell’anno e coinciderebbero con gli ultimi tre giorni di gennaio.
In varie regioni d’Italia sono nate nel tempo tradizioni e credenze diverse legate ai giorni della merla.
La leggenda più nota è quella di una merla, in origine di bianco piumaggio, divenuta poi capostipite di una razza di uccelli neri per essersi riparata dal gran freddo, per tre giorni, dentro un comignolo per poi emergere il 1º febbraio insieme ai suoi pulcini tutti neri a causa della fuliggine.
C’è invece una leggenda diversa circa l’origine dei “giorni della merla”. Questa non ha a che fare con una merla vera e propria ma parla di un gigantesco cannone di ghisa.
La leggenda è narrata nel 1740 da Sebastiano Pauli, in un compendio intitolato “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine” .
«Si narra che un manipolo di soldati piemontesi dovesse trasportare un pesante cannone di ghisa da una parte all’altra del Po.
Era gennaio e le acque del fiume scorrevano così impetuose che i soldati non riuscivano a costruire un ponte di barche per far passare il cannone.
Poi, negli ultimi tre giorni di gennaio, giunse un vento talmente gelido che perfino le acque del fiume si gelarono: così i soldati riuscirono trasportare il cannone legandolo e trascinandolo fino all’altra sponda.
E la Merla cosa c’entra? Il cannone veniva chiamato “Merla” per via del suo colore nero e così gli ultimi giorni di gennaio vennero da allora soprannominati i Giorni della Merla, in onore di quel grande cannone».
Un’altra storia racconta che le tre giornate prendono il nome da una nobile signora di Caravaggio, chiamata De Merli: la signora dovendo prendere marito oltre il Po dovette aspettare quei giorni in cui il fiume fu ghiacciato.
CURIOSITÀ
Qualunque sia l’origine del nome è diffusa la credenza popolare che, se i giorni della merla sono freddi, la Primavera sarà bella; se sono caldi, la Primavera arriverà in ritardo.
Cieli sereni
PG

§294

ACCADDE OGGI

23 gennaio 1960
Il batiscafo TRIESTE scende sul fondo della Fossa delle Marianne conseguendo il record umano di profondità sotto il livello del mare: 10916 metri!
A bordo ci sono l’oceanografo svizzero Jacques Piccard e lo statunitense Don Walsh.
Il record sarà eguagliato solo dopo 52 anni quando il regista canadese James Cameron effettuerà la discesa in solitaria a bordo del batiscafo Deepsea Challenger.
Altre due scafi, ma senza equipaggio, avevano raggiunto nel frattempo la stessa profondità: si tratta del giapponese Kaiko (1995 e il 1998) e lo statunitense Nereus (2009).
Il Trieste fu costruito nei cantieri italiani dell’allora Territorio Libero di Trieste.
Progettato in Svizzera da Auguste Piccard (il padre di Jacques), il battello fu al servizio della marina militare degli Stati Uniti d’America dal 1958 al 1971.
Si trattava di un mezzo di nuova concezione, con sfera di zavorra solidale allo scafo, collegato alla nave appoggio e in grado di ospitare due membri d’equipaggio.
CURIOSITÀ
La parte più profonda degli oceani, nota come “Challenger Deep”, è situata al largo della costa meridionale del Giappone. La “trincea” è così profonda che se l’Everest si trovasse sul fondo del mare, la sua cima sarebbe ancora più di 2000 metri sotto la superficie.
Il Trieste, in disarmo dal 1966, è esposto al Museo Navale di Washington.
Cieli sereni
PG

§292

ACCADDE ~OGGI~… IERI

19 GENNAIO 1840
Il capitano Charles WILKES della marina statunitense, al comando di una spedizione esplorativa nei mari del Sud, termina la circumnavigazione dell’Antartide, reclamandone una parte che poi, in suo onore, verrà chiamata la Terra di Wilkes.
I rilievi costieri effettuati furono
importanti per la conoscenza della geografia antartica che all’epoca era ancora molto approssimativa.
Nella regione allora esplorata è stato recentemenre scoperto un enorme cratere che giace un chilometro e mezzo sotto i ghiacci: il Cratere della Terra di Wilkes.
Si ritiene che sia un cratere generato da un meteorite: ha un diametro di circa 500 km e un’età compresa tra i 250 milioni e 500 milioni di anni.
Il diametro del cratere è sei volte (!) più grande di quello del Chicxulub (Messico), comunemente ritenuto il segno dell’impatto catastrofico che causò l’estinzione dei dinosauri. L’impatto nella Terra di Wilkes avrebbe cancellato il 90% delle forme di vita sulla Terra e la grande estinzione di specie viventi alla fine del periodo Permiano.
Un impatto così devastante dovette avere conseguenze sul clima dell’intero Pianeta. Per capire come l’evento abbia inciso sulla vita occorrerà analizzare le rocce più in profondità, in una missione tutt’altro che semplice.
Cieli sereni
PG

§290

LA LUNA PIENA DEL LUPO

Domani 18 Gennaio alle ore 00:48 saremo al PLENILUNIO.
Il plenilunio è la fase della Luna durante la quale l’emisfero lunare che è illuminato dal Sole è interamente visibile dalla Terra. Ciò avviene perchè in quel momento la Luna si trova “in opposizione” rispetto al Sole ed è detta LUNA PIENA .
Quella di gennaio è definita la LUNA DEL LUPO, così chiamata dai nativi americani che in questa stagione sentivano i lupi affamati ululare vicino ai loro villaggi.
In altre culture la luna piena di gennaio è chiamata in modo diverso secondo altre peculiarità del mese. Ecco alcuni esempi:
Cinese: Luna delle Vacanze
Celtico: Luna tranquilla
Nord-americano: Luna Vecchia
Cherokee: Luna Fredda
Emisfero Sud: Luna del Fieno, Luna del Cervo, Luna del Tuono, Luna della Prateria.
CURIOSITÀ
Tornando alla Luna del Lupo, è nata la credenza, ancora oggi esistente, secondo cui il lupo canti alla Luna!
La realtà è molto meno poetica. Infatti, il lupo solleva la testa per cercare di far giungere il proprio ululato il più lontano possibile e coordinare la caccia e non per celebrare la luminosità della Luna, come invece si ascolta nella canzone di Pocahontas nell’omonimo film della Disney.
Cieli sereni
PG

§288

“A CUNTISSA”

In Sicilia, soprattutto in autunno e in inverno, quando si intensificano le correnti atlantiche, sopra i 1500/2000 metri di quota affluisce aria molto umida a velocità sostenuta dai quadranti occidentali (Nordovest, Ovest o Sudovest).
Data l’altezza e la morfologia del cono vulcanico dell’Etna, nel versante occidentale è facile osservare un particolare fenomeno.
In quella occasione si dice che i venti si ‘contendono’ le nuvole dando loro una forma ellittica che in Sicilia chiamiano CONTESSE con una storpiatura del dialetto cuntisa, vale a dire contesa.
La Contes(s)a dei Venti, è tenicamente chiamato altocumulo lenticolare. Questo tipo di nubi non è in grado di dar luogo a precipitazioni ma può precedere di qualche ora o di pochi giorni l’ingresso di una perturbazione atlantica: un flusso umido che porterà sicuramente una perturbazione, un temporale o delle temperature più calde delle attuali.
Famose in tutto il mondo sono anche le meravigliose nubi del Monte Fuji, vulcano giapponese alto 3.776 metri.
Cieli sereni
PG

§286

IL CALENDARIO “NAUTICO” 2022

E I PONTI…DI MARE
Che anno sarà questo 2022 appena iniziato?
Dando un’occhiata al calendario alcune festività ci daranno delle opportunità di fare dei “Ponti” da dedicare, eventuamente, ad una uscita in barca.
L’anno è iniziato con il ponte dell’Epifania.
Il 6 gennaio scorso, infatti, è caduto di giovedì e con un giorno di ferie qualcuno ha potuto godere di un lunghissimo ponte.
La Pasqua 2022 sarà ‘alta’: la data è Domenica 17 aprile e non offrirà una grande opportunità.
Bisognerà attendere il 25 aprile per un altro lungo weekend: sarà lunedì.
Il 1 maggio invece cadrà di domenica. Nessuna occasione per mollare gli ormeggi.
Per il primo “ponte di mare”, dobbiamo attendere giovedì 2 giugno: con un giorno di ferie si potrà allungare il weekend programmando una uscita.
Avremo anche un giorno di riposo a ferragosto: un lunedì.
Si passa poi al 1 novembre (martedì) per un’altra piccola pausa. Basterà aggiungere un giorno per godersi 4 giorni di vacanza.
Il ponte dell’ 8 dicembre (che cade di giovedì) con un solo giorno di ferie potremo allungare il weekend e potremo andare al mare (o al lago) a vedere come è messa la barca e fare qualche lavoretto.
Bisogna poi considerare le feste patronali che possono dare altre occasioni per approfittare di un ponte.
Vediamo alcune delle principali città italiane
A MILANO
Il 7 dicembre si celebra Sant’Ambrogio.
Quest’anno cadrà di mercoledì consentendo, con un solo giorno di ferie (venerdì 9 dicembre), una lunga vacanza dal 7 all’11.
A ROMA
Il 29 giugno a Roma si festeggia San Pietro e Paolo. Nel 2022 la festività cadrà di mercoledì consentendo un riposo in settimana e se si hanno giorni di ferie a disposizione, una breve vacanza in mare.
A FIRENZE
Si avrà qualche giorno di riposo per la festa di San Giovanni: il 24 giugno sarà un venerdì.
A NAPOLI
Il 19 settembre a Napoli si celebra San Gennaro, quest’anno la festività cadrà di lunedì: ponte lungo assicurato!
A BARI
Per S. Nicola (martedì 6 dicembre) con un giorno di ferie si potrà allungare il ponte: prendendo il lunedì 5 si potrà rientrare al lavoro mercoledì 7 dicembre… e poi l’8 sarà di nuovo festa!
Cieli sereni
PG

§284

L’ “INCHINO”

Il cosiddetto “inchino”, del quale si è tanto parlato e ancora si parla in seguito all’incidente della Costa Concordia di 10 anni fa, altro non è che un saluto, un passaggio sottocosta di una nave per omaggiare con luci e segnali acustici gli abitanti della zona.
NON è una regola, ma una tradizione marinaresca che affonda le proprie origini ai tempi delle repubbliche marinare: una tradizione radicata nella marineria, anche in quella militare, a tal punto che anche Nave Vespucci talvolta omaggia le cittadine costiere che si trovano sulla sua rotta, sostando alla fonda per mostrarsi in tutta la sua bellezza.
L’ “inchino” oggi si è trasformato in una molto meno poetica “rotta turistica”, cioè quell’insieme di passaggi sottocosta, tassativamente eseguiti a bassa velocità, che permettono a passeggeri ed ospiti di ammirare dal mare località nelle quali non è previsto fare scalo. Tale rotta è un insieme di manovre intraprese sulla base di valutazioni e considerazioni da parte del Comandante in base a svariati criteri che tengono conto ad esempio della pericolosità dei fondali, la conformazione delle coste, il traffico, le condizioni meteo marine e altro. Tutto DEVE essere eseguito in conformità alle norme di SICUREZZA ed il cambio rotta va registrato come variazione al piano di navigazione.
“COME NACQUE L’INCHINO” ?
È bene chiarire come il cosiddetto “INCHINO” sia stato, con il passare degli anni, male interpetato.
In passato, nel Golfo del Leone o nelle Bocche di Bonifacio, tanto per citare due esempi, quando i bollettini meteo davano forte maestrale (vento proveniente da NW) e la rotta più breve prevedeva di tagliare il golfo, si decideva di fare l’INCHINO, ovvero, navigare verso l’interno del golfo per prendere meno mare. Questo perché nei golfi, con il vento forte che soffia da terra, il mare a largo ingrossa in maniera considerevole; quindi, fare l’INCHINO significava navigare IN SICUREZZA evitando sollecitazioni allo scafo, danni all’equipaggio, alla nave e al carico.
CURIOSITÀ
In passato, con il termine INCHINO, ci si riferiva anche all’usanza che i comandanti, quando sapevano di avere a bordo un membro dell’equipaggio di una località posta in prossimità della rotta, “tufavano” , cioè salutavano con il fischio (la sirena) le mogli e le famiglie di chi era a bordo.
Ma, quale era la casa di questi marinai? Come facevano a riconoscere la propria?
Ebbene, un’altra usanza (tutt’oggi esistente) di molte località disseminate lungo le coste italiane, era quella di intonacare le proprie abitazioni con colori vivaci e diversi tra loro, così da poter riconoscere la propria a una distanza considerevole.
Ma non fu il caso della Concordia…
Quel naufragio fa pensare invece che le manovre furono svolte senza criterio, e la bella nave rimase inchinata, in ginocchio per la responsabilità di persone che le regole scelsero di raggirarle.
Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori come Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni Da Verrazzano e tanti altri. Chissà cosa penserebbero oggi…
Cieli sereni
PG

§282

LA “GIANNETTA”

A Roma si definisce “GIANNETTA” il vento freddo di tramontana tipico di certe giornate d’inverno. Vi sono più ipotesi sull’origine di questa espressione.
La più attendibile si riferisce alla “Jineta” (gineta), una corta lancia della cavalleria leggera spagnola, quindi a qualcosa che punge (appunto come un vento freddo…pungente!). Nel ‘600 fu identificata nel frustino di canna d’india, in dotazione agli ufficiali. Il suono con cui il frustino fendeva l’aria quando veniva “agitato” ricordava il sibilo emesso dal vento freddo e gelido del Nord.
Cieli sereni
PG

§280

LO STRAVEDAMENTO

Lo “stravedamento”, termine che sembra derivare dal dialetto dei pescatori lagunari, è quella particolare situazione metereologica di orizzonte molto nitido determinata dai venti settentrionali che liberano la pianura dalla foschia, dalla nebbia e dalle polveri e la visibilità si estende a svariate decine, a volte anche centinaia di chilometri.
Per esempio il Monte Civetta, oltre le Prealpi, che dista ben oltre i 100 chilometri da Venezia, in molti casi di stravedamenti è proprio sopra la città! Il vento ideale per il verificarsi di queste condizioni è la Bora Chiara, un vento fresco che soffia da Nord-Est e che porta bel tempo.
La foto (di Marco Contessa) potrebbe far pensare ad un fotomontaggio, perché l’occhio umano non vede le montagne così sovrastanti Venezia. In realtà non c’è alcun fotomontaggio: con l’uso di buoni teleobiettivi e lenti di alta qualità, vengono ‘compressi’ i piani dell’immagine e quindi la distanza percepita tra i soggetti inquadrati. In questo caso le Dolomiti appaiono sopra il Palazzo Ducale.
E a tal proposito…
Cieli sereni
PG

§278