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…il 4 giugno 1783
Il 4 giugno 1783 i fratelli Joseph-Michel e Jacques-Étienne Montgolfier danno la prima dimostrazione pubblica del volo di un “globo ad aria calda”.
Un aerostato di 790 m³ viene fatto volare ad Annonay (loro città natale) coprendo una distanza di circa 2 km, per 10 minuti, e raggiungendo l’altitudine di circa 1800 metri.
Per volere di re Luigi XVI, i Montgolfier replicarono l’esperimento a Versailles, col proposito di provare a trasportare esseri umani, poi sostituiti da tre animali (un’oca, un gallo e una pecora): il test fu completato regolarmente, con i tre ‘passeggeri’ che atterrarono sani e salvi.
Un mese dopo (21 novembre 1783) avvenne il primo volo con equipaggio umano, composto dallo
scienziato Jean-François Pilâtre de Rozier e dal marchese François-Laurent d’Arlandes che planarono per 9 km sui tetti di Parigi.
Da allora quel pallone, da noi, iniziò ad essere chiamato mongolfiera!.
CURIOSITÀ
Il termine ‘mongolfiera’ ha una storia curiosa: in tutte le principali lingue europee la traduzione corrisponde a “pallone ad aria calda” (hot air balloon in inglese, Heißluftballon in tedesco, ballon à air chaud in francese, globo de aire caliente in spagnolo).
Sembra che soltanto l’italiano abbia voluto ricordare gli inventori, coniando un termine derivato dal loro cognome.
(Bitta tunc primum scripsit V VI MMXXI)
Cieli sereni
PG

§1042

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…il 3 giugno 1935
IL NASTRO AZZURRO
Il “Nastro Azzurro” (in inglese Blue Riband ) era un titolo che, fino alla metà del secolo scorso, veniva assegnato alla nave passeggeri che deteneva il record di velocità media nella traversata senza scali dell’Atlantico (verso Ovest).
Era un semplice riconoscimento visivo: una striscia di seta azzurra generalmente issata sull’albero della nave.
Il 3 giugno 1935 venne assegnato al transatlantico francese NORMANDIE di circa 79000 tonnellate. Nel suo viaggio inaugurale da Le Havre a New York, con 2000 passeggeri a bordo e agli ordini del comandante René Pugnet, tenne una media di 29,98 nodi battendo il precedente record (28,92 nodi) detenuto, dal 1933, dal liner italiano REX.
CURIOSITA’
Nell’inverno del 1942, la nave prese fuoco e si rovesciò nel porto di Manhattan mentre veniva riadattata come nave da trasporto truppe. Nessuno perì, ma la nave fu completamente perduta.
( Bitta scripsit III VI MMXXI)
Cieli sereni
PG

§1040

Festa della Repubblica

La cerimonia organizzata oggi a Roma comprende la deposizione di una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica Italiana e una parata lungo via dei Fori Imperiali.
LO STENDARDO PRESIDENZIALE
Per la parata, la presenza del Presidente della Repubblica è segnalata dallo Stendardo Presidenziale affidato ad un corazziere.
Tale Stendardo rimanda a quello della Repubblica Italiana creata da Napoleone nel 1801.
La sua forma quadrata e la bordatura d’azzurro simboleggiano le Forze Armate, di cui il Presidente della Repubblica è Capo.
Lo Stendardo, il cui originale è conservato nell’ufficio del Comandante del Reggimento Corazzieri, ha al centro lo Stemma della Repubblica.
LO STEMMA DELLA REPUBBLICA
L’emblema della Repubblica Italiana è caratterizzato da 4 elementi: la stella, la ruota dentata, il ramo di ulivo e quello di quercia.
Il ramo di ulivo 🌿
Simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale.
Il ramo di quercia 🌳
Chiude a destra l’emblema, incarna la forza e la dignità del popolo italiano.
La ruota dentata ⚙️
Simbolo del lavoro, richiama il primo articolo della Costituzione: “L’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
La stella
È uno degli simboli più antichi nell’iconografia del nostro paese ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu nel Risorgimento e fino al 1890, nello stemma del Regno unitario (il famoso ‘stellone’); la stella, poi, è stata la prima onorificenza della Repubblica, la Stella della Solidarietà Italiana ed ancora oggi indica l’appartenenza alle Forze Armate del Paese.
CURIOSITÀ
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…il 2 giugno 1882
Il 2 giugno 1882 moriva a Caprera all’età di 74 anni Giuseppe Garibaldi.
Gli è attribuita la frase “qui si fa l’Italia o si muore!” pronunciata il 15 maggio 1860, durante la sanguinosa battaglia di Calatafimi e che è diventata un motto proverbiale della storia italiana, utilizzato per spronare all’impegno e al sacrificio quando si affronta un’impresa decisiva per il bene comune.
Cieli sereni 🇮🇹
PG

§1038

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…il 1° giugno 1965
UNA TRAVERSATA ATLANTICA
da Falmouth 🇺🇸 a…
…Falmouth 🇬🇧 !
Il 1° giugno 1965, alla vigilia del suo 48° compleanno, Robert Neal Manry, un giornalista capo-redattore dell’Ohio, salpa da Falmouth, Massachusetts (USA), con destinazione l’omonima cittadina di Falmouth, Cornovaglia (Inghilterra).
Navigherà su una minuscola barca a vela di 4,1 m battezzata Tinkerbelle.
L’impresa terminò il 17 agosto (dopo 78 giorni !) segnando il record delle ‘più corta’ imbarcazione ad avere, fino ad allora, attraversato l’ Oceano Atlantico.
Oggi Tinkerbelle è esposta nella sede della Western Reserve Historical Society di Cleveland, in Ohio.
Cieli sereni⛵
PG

§1036

La seconda Luna piena in un mese del calendario è definita Luna Blu.

LA LUNA BLU
In un anno generalmente ci sono 12 lune piene (1 al mese ovvero 3 ogni stagione), ma ogni 2,7 anni circa, ne capita una tredicesima: una luna piena senza un nome popolare tramandato dalle tradizioni.
La 13^ luna piena dell’anno viene così chiamata Luna Blu ( Blue Moon ). Quella di oggi è proprio la tredicesima (la seconda del mese di maggio) ed ha anche un’altra particolarità: è una MICROLUNA come lo è stata la precedente del 1 maggio scorso.
COS’È UNA MICROLUNA
Si definisce una “Microluna” una Luna Piena in prossimità (entro il 90%) del suo massimo allontanamento dalla Terra lungo la sua orbita ( apogeo ) tanto da apparire più piccola del 5%.
Sarà l’unica volta in cui, quest’anno, ci saranno due lune piene in un mese: la prossima sarà a dicembre 2028 mentre due microlune piene nello stesso mese torneranno nel luglio 2053!
Attenzione, nonostante il nome, questa luna piena NON È BLU ma ha il suo colore di sempre (l’immagine è un rendering artistico!😉).
Il nome deriva dall’espressione popolare inglese “once in a blu moon” (“una volta ogni luna blu”), usata per indicare un evento raro.
Cieli sereni
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§1034

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… il 30 maggio 1564
Il 30 maggio 1564 il Mars, un vascello di 50 metri, tra i più grandi della flotta svedese, dotato di 107 cannoni e con quasi 700 persone di equipaggio, si inabissa nel Mar Baltico, dopo uno scontro con la flotta danese nel corso della Guerra dei Sette Anni (detta anche delle Tre Corone) che si svolse tra la Svezia di Erik XIV e la Danimarca di Federico II alleata con la città di Lubecca.
Quella fu la prima battaglia navale in cui i cannoni, di cui il Mars era fornitissimo, furono usati per affondare le navi nemiche, invece di limitarsi a sparare per “spazzare” i ponti e facilitare l’abbordaggio, come si era fatto sino ad allora.
Per l’ironia della sorte, proprio il Mars fu vittima di questa ‘nuova tattica’.
LA SCOPERTA
Dopo anni di ininterrotte ricerche, nel 2011, il relitto fu individuato a 75 metri di profondità al largo dell’isola di Öland grazie al lavoro di
un team di professionisti e archeologi marini dell’Università di Södertörn in Svezia.
La nave risultò incredibilmente ben conservata, dopo quasi 450 anni, grazie a particolari condizioni ambientali come la scarsità di sedimenti e le deboli correnti.
LA LEGGENDA
Si narra che re Erik XIV – colui che commissionò la Mars – diede ordine di confiscare le campane delle chiese, di fonderle e utilizzare il metallo per forgiare i cannoni della nave da guerra.
Secondo la leggenda, proprio la “nuova vita” di quelle che erano soltanto campane, portò la nave verso la rovina.
Si crede che dopo l’affondamento uno spettro si alzò dalle profondità degli abissi per proteggere il relitto in modo che non fosse mai più scoperto.
(Bitta scripsit XXX V MMXXV)
Cieli sereni
PG

§1032

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…il 29 maggio 1795
Il naufragio della JUNO
Il 29 maggio 1795, la Juno, una nave della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, salpata da Rangoon (Yangon), si incaglia su un banco di sabbia al largo della costa di Aracan (Myanmar).
La Juno non affondò completamente: il carico di teak nella stiva era sufficientemente galleggiante da mantenere alcune sezioni del ponte superiore appena sopra la linea di galleggiamento.
I 72 membri dell’equipaggio, dopo che l’albero maestro fu abbattuto per alleggerire la nave, si arrampicarono sulle sartie degli alberi di trinchetto e di mezzana e vi rimasero per ben 23 giorni (!) alla deriva nel Golfo del Bengala.
Solo 14 persone sopravvissero al sole cocente, alle piogge monsoniche e al mare in tempesta prima che la nave, per una fortunata coincidenza, approdasse sulla costa dell’Arakan (Myanmar).
Il secondo ufficiale, William Mackay, raccontò la storia della sopravvivenza dell’equipaggio in un libro dal titolo “Narrazione del naufragio della Juno, sulla costa dell’Aracan”: descrisse i 23 giorni trascorsi alla deriva e, dopo l’insidioso sbarco, l’arduo viaggio verso una stazione della Compagnia sulla costa del Coromandel.
Cieli sereni
PG

§1030

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…il 28 maggio 585 a.C.
LA BATTAGLIA DELL’ ECLISSI
La Battaglia di Halys, anche nota come la Battaglia dell’Eclissi, ebbe luogo nei pressi del fiume Halys (attuale “Kızılırmak”, in Turchia), tra i Lidi e i Medi [1]. Durante l’evento avvenne un’eclissi totale di sole predetta da Talete e denominata σκούρο αετός (skoúro aetós = aquila oscura);
La battaglia finale, dopo quindici anni di guerra, terminò improvvisamente a causa dell’eclissi che fu percepita come un presagio mandato dagli dei affinché la lotta terminasse.
Erodoto scrisse: «I Lidi e i Medi, quando videro la notte prendere il posto del giorno, cessarono il combattimento e s’adoperarono entrambi perché si facesse fra loro la pace»
Questo evento è il più antico tra quelli storiograficamente datati con certezza grazie al fatto che le eclissi possono essere calcolate “a posteriori” grazie alla conoscenza del Ciclo di Saros conosciuto già dai Caldei circa 2.500 anni fa e secondo il quale, ogni 18 anni, 11 giorni e 8 ore, si ripetono le stesse eclissi lunari e solari.
Nota [1]
I Lidi furono un popolo indoeuropeo facente parte del gruppo anatolico con una forte influenza greca che abitò la terra di Lidia dal VII secolo a.C.
I Medi, un antico popolo iranico, nel VI secolo a.C. fondarono un impero che si estendeva dall’attuale Azerbaigian all’Asia Centrale occupando gran parte dell’odierno Iran centrale e occidentale, a sud del Mar Caspio.
( Bitta tunc primum scripsit XXVIII V MMXXI )
Cieli sereni
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§1028

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…il 21 maggio 1502
Il 21 maggio 1502 il navigatore galiziano Joao da Nova, con una nave salpata dal Portogallo, scopre l’ ISOLA DI S. ELENA
Tra i membri del suo equipaggio figurava anche l’esploratore fiorentino Amerigo Vespucci.
L’isola totalmente disabitata fu battezzata col nome di Sant’Elena di Costantinopoli, in onore della madre dell’imperatore Costantino. 
Sant’Elena è un’isola nell’oceano Atlantico situata a circa 1900 km dalla costa dell’Africa meridionale: costituisce un territorio britannico d’oltremare che comprende anche l’Isola di Ascensione e quelle di Tristan da Cunha.
È una delle più remote isole del mondo e per diversi secoli ebbe un’importanza strategica per le navi che facevano rotta verso l’Europa provenendo dall’Asia e dal Sudafrica. Spesso usata dai britannici come sede di confino, è celebre per essere stata il luogo dell’ultimo esilio di Napoleone dal 1815 fino alla sua morte, nel 1821. Longwood House, dove Napoleone visse, e Sane Valley, dove fu inizialmente sepolto, ora sono possedimenti francesi, ceduti dal Regno Unito nel 1858.
(Bitta scripsit XXI V MMXXI)
Cieli sereni
PG

§1021