L’ODORE DELLA PIOGGIA

Forse non tutti sanno che il profumo di pioggia sulla terra asciutta si chiama PETRICORE (si legge pe-tri-có-re);
La parola deriva dal greco πέτρᾱ pétrā, pietra e ἰχώρ ichṓr, linfa.
Il termine (in inglese petrichor, pronunciato [ˈpɛtrɨkər]) fu coniato da due ricercatori australiani quando, nel 1964, spiegarono come il profumo derivi da un’essenza che trasuda da alcune piante durante i periodi di siccità, e che pertanto viene assorbito dalla argilla presente nel terreno e nelle rocce. In caso di pioggia, quest’olio si volatilizza e si diffonde nell’aria insieme con un altro composto, la geosmina, producendo il caratteristico aroma di terra.
Più recentemente, alcuni studiosi del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno individuato, con sofisticate videocamere, il meccanismo attraverso il quale il petricore viene disperso in aria sotto forma di micrometriche particelle e come il vento lo disperda su larga scala.
Non esiste un unico odore del genere ma varia a seconda di quale terra riarsa viene bagnata dalla pioggia: un acquazzone nel Salento porta al naso qualcosa di molto diverso da un acquazzone in Liguria, o in Val d’Orcia.
Cieli sereni
PG

§174

Il CIRCOLO POLARE ARTICO è il parallelo geografico (circa 66°33′ 39″ di latitudine Nord) oltre il…

Questi fenomeni sono dovuti all’inclinazione dell’asse terrestre che però varia, anche se impercettibilmente, col passare del tempo. Di conseguenza anche il circolo polare si sposta rispetto alla superficie della Terra.
Attualmente attraversa l’isola di Grímsey (in Islanda) ma si sta “muovendo” verso nord di circa 15 metri all’anno (il valore preciso di questo spostamento varia di anno in anno, a causa della complessità del moto oscillatorio dell’asse terrestre).
All’inizio del XXI secolo il Circolo passava già vicino all’estrema punta settentrionale dell’isola e, secondo i calcoli, attorno alla metà di questo secolo andrà a passare sul mare.
Questo movimento è ben conosciuto e già nei secoli scorsi (dal 1717 !) gli indicatori geografici che segnavano la posizione del Circolo, erano stati spostati verso nord. Originalmente si trattava di piccoli e semplici monumenti ma dal 2017 è presente una sfera di pietra del peso di otto tonnellate e tre metri di diametro (!).
Si tratta dell’opera d’arte “Orbis et Globus” ora situata all’estremità nord dell’isola che deve essere fatta “rotolare” periodicamente, con tanto di cerimonia, in accordo con i calcoli del movimento del Cerchio Artico.
Cieli sereni
PG

§173

I “NUMERI” DELLE NAVI MILITARI

Molte marine militari, tra cui la Marina Militare Italiana, usano, per l’identificazione, una sigla alfanumerica che viene mostrata sullo scafo e definita DISTINTIVO OTTICO (in inglese pennant number)
Venne introdotto per la prima volta dalla Royal Navy nel 1910 e dopo la seconda guerra mondiale venne applicato anche dalle marine dei membri della NATO.
Attualmente i distintivi ottici delle navi italiane sono costituiti da un numero, preceduto in genere da una lettera che classifica il tipo di unità, ad esempio “D” per i cacciatorpediniere (dall’iniziale del termine inglese destroyer).
L’uso della lettera, sebbene da considerarsi uno standard, è in certi casi omesso. Ad esempio, la Marina Militare Italiana si limita ad usare la sigla numerica, omettendo la lettera d’identificazione per i propri incrociatori e le portaerei.
Viene spesso usato il termine pennant number, (letteralmente numero di pennone) per il fatto che in origine le navi militari disponevano di una apposita bandiera per identificare il tipo di unità: ad esempio nella Royal Navy, il “pennello” rosso era per le torpediniere. L’aggiunta di una bandiera numerica consentiva poi l’identificazione univoca delle navi. Solo successivamente s’iniziò a pitturarlo sugli scafi.
In passato le navi della Marina Militare Italiana venivano identificate con due lettere derivanti dal nome della nave. Ad esempio Freccia FC, Antares AN, Canopo CN ecc..
Con l’entrata dell’Italia nella NATO, il distintivo ottico divenne di tipo alfanumerico come di seguito in alcuni esempi (con # intendiamo un numero da 0 a 9):
55#: portaerei, incrociatore o incrociatore portaeromobili.
(Esempio Nave Cavour 550)
S 22# : sommergibile.
D 55#/D 56# : cacciatorpediniere lanciamissili.
F 59# : fregata missilistica multiruolo o fregata missilistica antisommergibile.
F 58# : pattugliatore di squadra.
F 57# : fregata missilistica.
F 55# : corvetta.
P 40# : pattugliatore costiero.
P 41# / P 49# : pattugliatore d’altura.
555# / 556# : cacciamine.
L 989# : nave anfibia.
(Esempio Nave San Giusto L 9894)
A 530# : nave ausiliaria idrografica, ausiliaria per salvataggio/soccorso.
(Esempio Nave Ammiraglio Magnaghi A 5303)
A 531# / A 534# : nave ausiliaria: scuola, esperienze o ricerche.
(Esempio Amerigo Vespucci A 5312)
A 532# : nave ausiliaria rifornitrice.
I distintivi ottici vengono in genere riassegnati, e non risultano quindi del tutto univoci. Ad esempio la portaerei Cavour ha ricevuto il pennant number “550” dell’incrociatore missilistico Vittorio Veneto, nel frattempo radiato.
Similmente il “551” dell’incrociatore portaereomobili Giuseppe Garibaldi era stato assegnato in precedenza all’incrociatore missilistico che ha portato lo stesso nome.
CURIOSITÀ
La Marina Militare Italiana è l’unica al mondo ad adottare i distintivi ottici IN ROSSO, e non in bianco.
Cieli sereni
PG

§172

Accadde 25 anni fa !

12 LUGLIO 1996
In quel giorno ha inizio la campagna navale denominata Oceani Lontani: sarà la più lunga rotta di pace mai solcata dalla Marina Militare Italiana.
Dal 12 luglio 1996 al 4 aprile 1997 il 27° Gruppo Navale, composto dalle navi “Durand de La Penne” e “Bersagliere”, effettuerà il PERIPLO DEL MONDO navigando per circa 51000 miglia(!), solcando tre oceani e portando la nostra Bandiera lungo le coste di 4 continenti, in 32 porti di 24 Paesi diversi.
🇮🇹
Cieli sereni
PG

§171

LE ORIGINI ‘ITALIANE’ DELLA BANDIERA INGLESE !

La bandiera dell’Inghilterra è una croce rossa su sfondo bianco. È il simbolo inconfondibile di un regno ricco e potente, di un vastissimo impero coloniale e di una cultura diffusa in tutto il mondo.
Essa ricorda il vessillo portato dai crociati in Terra Santa. In effetti, tutto iniziò proprio in quel periodo e molti si stupiranno nel conoscere che…. l’attuale vessillo inglese ha un’origine tutta italiana!
Nell’alto medioevo molte nostre città utilizzavano come insegna, la Croce di San Giorgio. Una di esse era Genova, Repubblica Marinara particolarmente potente e temuta dai pirati che infestavano le acque del Mediterraneo.
In quel periodo storico, la “Superba” (così chiamata dal Petrarca) partecipava attivamente alle Crociate
guadagnandosi il rispetto di tutti le maggiori potenze europee.
La leggenda narra che, durante una cruenta battaglia per la presa di Gerusalemme (nel 1099), il Santo apparve per incitare alla vittoria le truppe cristiane: da quel momento Genova adottò ufficialmente la croce di S. Giorgio come proprio vessillo.
La reputazione della flotta Genovese era tale che quella bandiera veniva considerata una sorta di “immunità” per solcare tranquillamente i mari senza dover temere i frequenti attacchi pirateschi.
Fu a questo punto che gli Inglesi, dimostrando la loro scaltrezza, chiesero e ottennero di poter utilizzare la bandiera crociata per la navigazione nel Mediterraneo.
Per questa ‘concessione’ la Corona doveva versare un tributo annuale al Doge di Genova.
Da allora, vista la convenienza, gli Anglosassoni decisero di non separarsene più, rendendola ufficialmente la loro nuova bandiera!
CURIOSITÀ
L’ attuale bandiera del Regno Unito (UK), comprendente Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord, non è altro che la sovrapposizione degli stemmi di quelle tre nazioni.
🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 + 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿 + 🇯🇪 = 🇬🇧
Cieli sereni
PG

§170

LA LEGGENDA DEI DUE MARI

Nonostante il confine ufficiale sia fissato più a Nord, nel Canale d’Otranto, in determinate condizioni climatiche è possibile vedere al largo di Marina di Leuca, all’ estremità meridionale del “tacco” d’Italia, una linea di demarcazione tra le correnti provenienti dal Golfo di Taranto e quelle dal Canale d’Otranto che divide i due mari. Un raro fenomeno determinato dalle diverse caratteristiche delle acque che si manifesta con una accentuata differenza di colore percettibile anche all’occhio dei più distratti. Lo spettacolo è bellissimo!
Un abbraccio così è osservabile in pochi altri luoghi al mondo: in Grecia, in Alaska e in Nuova Zelanda.
LA LEGGENDA
Al tempo dei Messapi, quando vi era un tempio dedicato alla dea Minerva, il punto di incontro tra il Mar Ionio e il Mare Adriatico era dominato da una divinità dalla pelle candida, metà donna e metà pesce chiamata Leucasia che con il suo canto attirava chiunque;
Sebbene le sue doti seduttive fossero ritenute infallibili, ella non riuscì nel suo intento con un giovane, chiamato Melisso, troppo innamorato della sua ragazza Aristula.
Leucasia, irritata per questo, si volle vendicare: una volta sorprese i due amanti che stavano abbracciati su una spiaggia, sprigionando un vento tanto forte da separarli, gettarli sugli scogli e ucciderli. Aristula venne scaraventata da una parte del golfo, mentre Melisso fu scagliato dalla parte opposta;
La dea Minerva assistette alla terribile azione di Leucasia e, per pietà, decise di rendere i due amanti immortali tramutandoli in rocce, che oggi sono Punta Ristola e Punta Meliso, che sembrano quasi guardarsi l’un l’altra.
Anche Leucasia si tramutò in pietra per il rimorso: divenne la più bianca delle rocce, cioè l’attuale Santa Maria di Leuca.
Cieli sereni
PG

§169

SIAMO PIÙ LONTANI DAL SOLE MA FA PIÙ CALDO…. PERCHÈ?

Questa notte, quando in Italia saranno le 00.28, la Terra si troverà nel punto orbitale più lontano dal Sole. Sarà in AFELIO, cioè alla distanza massima di circa 152 milioni e 100mila chilometri dalla stella.
Qualcuno si chiederà: se di luglio siamo nel punto più lontano dal Sole, non dovrebbe essere il periodo più freddo?
In realtà, no. La maggiore o minore distanza dal Sole ha poca influenza sulla temperatura sulla Terra: qualche milione di chilometri in più o in meno è poca cosa rispetto alla distanza media di circa 150 milioni.
Perché, dunque, avviene tutto ciò?
Il percorso che la Terra compie intorno al Sole è un ellisse, in cui uno dei due fuochi è occupato dal Sole stesso (Vedi figura)
Ogni anno ai primi di luglio assistiamo all’afelio che però, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non influisce né sulla temperatura né sulle stagioni.
Domani, quindi, il Sole apparirà nel cielo più piccolo dell’1,7%, il calore in arrivo sulla Terra sarà inferiore del 3,3% rispetto alla media annuale e la luce inferiore del 7% rispetto al PERIELIO, il punto dell’orbita più vicino al sole, raggiunto a gennaio.
Nonostante ciò, in afelio la temperatura media globale del nostro pianeta è PIÙ ALTA di circa 2.3°C rispetto al perielio: la superficie della Terra quindi è nel suo insieme più calda quando si trova alla maggiore distanza dalla nostra stella.
Durante il mese di luglio la metà settentrionale della Terra, che è anche l’emisfero “coperto” da più terra e più abitato, è inclinato verso il Sole e i suoi raggi incidino sulla superficie con un angolo maggiore: le aree continentali tendono a scaldarsi più velocemente rispetto alla massa oceanica presente a sud del mondo che riceve l’insolazione in maniera più radente e quindi meno efficace.
In più la Terra, come tutti i pianeti, si muove più lentamente in prossimità dell’afelio di quanto non faccia al perielio (2^ legge di Keplero) e pertanto, l’estate nell’ emisfero settentrionale, dura qualche giorno in più di più di quella meridionale.
In concreto
L’ estate boreale (per esempio in Italia) va dal 21 giugno al 22 settembre: 93 giorni circa.
L’ estate australe (ad esempio in Argentina), va dal 21 dicembre al 19 marzo: 88 giorni circa!
Godiamoci dunque questi 5 giorni in più rispetto ai nostri amici sud-americani!
Cieli sereni
PG

§168

MERCURIO, IL PIANETA DOVE UN GIORNO DURA PIÙ DI UN ANNO !

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole e il più piccolo del sistema solare: il suo diametro raggiunge appena i due quinti di quello terrestre.
La temperatura sulla sua superficie varia dai -173 °C di notte ai 427 °C durante il giorno (!).
Questo perché, l’assenza di atmosfera e di mari, fa sì che il calore ricevuto dal Sole durante il dì si disperda rapidamente nella notte determinando quelle elevate escursioni termiche.
Quanto dura un giorno su Mercurio?
Un giorno solare (il tempo che il Sole impiega per sorgere, tramontare e di nuovo risorgere) su Mercurio è lunghissimo: dura circa 176 giorni terrestri (!) ma il fatto strano è che l’ anno è PIÙ CORTO del giorno: quasi la metà!.
Come è possibile?🤔
Il pianeta impiega circa 59 giorni terrestri per ruotare attorno al suo asse ma 88 per ruotare attorno al Sole. Una perfetta sincronia in un rapporto di 3:2. Nel tempo, cioè, in cui il pianeta fa tre giri completi su stesso, percorre anche due orbite intorno al Sole. (La Terra fa 365 giri su se stessa ogni giro intorno al Sole). In altre parole su Mercurio 3 giorni equivalgono a 2 anni.
Ciò fa si che le sue albe e i suoi tramonti sono molto diversi da quelli della Terra.
IL SOLE SORGE DUE VOLTE !!!
Questo rapporto tra rotazione e moto orbitale influenza la durata del giorno mercuriano, rendendolo molto più lungo del giorno terrestre e creando inoltre una forte differenza tra il giorno siderale e il giorno solare.
Il giorno siderale è il tempo che un pianeta impiega a tornare esattamente nella stessa posizione rispetto alle stelle fisse mentre il giorno solare, è l’intervallo tra due successivi passaggi del Sole sullo stesso meridiano.
Questi due “tipi di giorno”, sulla Terra, hanno durata simile: 23 ore 56 minuti e 4 secondi il primo, e 24 ore circa, il secondo. Entrambi però sono molto più corti dell’anno, che dura 365 giorni e qualche ora.
Su MERCURIO, invece, il giorno siderale è, come già detto, di 59 giorni terrestri, pari a due terzi dell’anno di 88 e il giorno solare, cioè il tempo tra due albe consecutive, 176 giorni terrestri (due anni mercuriani): ed è proprio questo lungo intervallo che, ad un ipotetico abitante del pianeta, percepirebbe come un giorno vero e proprio.
La conseguenza di ciò è che il moto apparente del Sole nel cielo di Mercurio risente, molto più che nei cieli terrestri, della “competizione” tra il moto di rotazione del pianeta e quello di rivoluzione.
Il primo fa muovere il Sole, come sulla Terra, da est verso ovest; il secondo, lo fa muovere da ovest verso est.
Anche su Mercurio il moto di rotazione è prevalente e per la maggior parte del giorno mercuriano il Sole procede nel cielo da est verso ovest. Tuttavia, quando il pianeta si approssima al perielio, a causa della vicinanza al Sole e dell’ellitticità dell’orbita, Mercurio comincia a muoversi velocissimo e la sua velocità orbitale supera la velocità di rotazione. Ecco allora che, “misteriosamente”, il Sole si ferma nel cielo e torna indietro: una sorta di balletto, con strane traiettorie e sembra aumentare di dimensione perchè si trova al perielio (più vicino) mostrandosi tre volte più grande di come lo vediamo noi sulla Terra.
È il moto apparente da ovest a est, dovuto alla rivoluzione, che ‘vince’ su quello apparente da est a ovest dovuto alla rotazione.
Cieli sereni
PG

§167

I MINUTI DI SILENZIO

In passato, a bordo delle navi, esisteva un particolare orologio ubicato nella stazione radio e usato per il traffico radiotelegrafico sul cui quadrante erano segnati i minuti di silenzio obbligatori.
Per circa 90 anni, fino al 1999, due frequenze (500 e 2182 kHz) sono state utilizzate in radiotelegrafia/radiofonia per il soccorso e la sicurezza in mare e le navi avevano l’obbligo di starvi in ascolto continuo.
Questo permetteva di concorrere alla salvaguardia della vita umana in mare avendo una ‘sentinella’ sempre presente in caso di necessità.
Nelle 24 ore erano obbligatori dei periodi di assoluto silenzio (solo ascolto) per permettere ad un messaggio di soccorso di una eventuale nave in difficoltà di essere più facilmente “udito” (ricevuto) anche se trasmesso da notevole distanza, con poca potenza di trasmissione o poca efficienza di antenna, come in caso di disalberamento.
Come promemoria visivo, questo tipico orologio della sala radio mostrava così i periodi di silenzio:
Con settori VERDI dalle h+00 alle h+03 e dalle h+30 alle h+33 per la frequenza radio 2182 kHz.
Con settori ROSSI dalle h+15 alle h+18 e dalle h+45 alle h+48 per la 500 kHz:
Questi periodi di silenzio oggi non sono più necessari grazie all’introduzione dei sistemi automatici digitali satellitari.
Cieli sereni
PG

§166