MERCURIO, IL PIANETA DOVE UN GIORNO DURA PIÙ DI UN ANNO !

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole e il più piccolo del sistema solare: il suo diametro raggiunge appena i due quinti di quello terrestre.
La temperatura sulla sua superficie varia dai -173 °C di notte ai 427 °C durante il giorno (!).
Questo perché, l’assenza di atmosfera e di mari, fa sì che il calore ricevuto dal Sole durante il dì si disperda rapidamente nella notte determinando quelle elevate escursioni termiche.
Quanto dura un giorno su Mercurio?
Un giorno solare (il tempo che il Sole impiega per sorgere, tramontare e di nuovo risorgere) su Mercurio è lunghissimo: dura circa 176 giorni terrestri (!) ma il fatto strano è che l’ anno è PIÙ CORTO del giorno: quasi la metà!.
Come è possibile?🤔
Il pianeta impiega circa 59 giorni terrestri per ruotare attorno al suo asse ma 88 per ruotare attorno al Sole. Una perfetta sincronia in un rapporto di 3:2. Nel tempo, cioè, in cui il pianeta fa tre giri completi su stesso, percorre anche due orbite intorno al Sole. (La Terra fa 365 giri su se stessa ogni giro intorno al Sole). In altre parole su Mercurio 3 giorni equivalgono a 2 anni.
Ciò fa si che le sue albe e i suoi tramonti sono molto diversi da quelli della Terra.
IL SOLE SORGE DUE VOLTE !!!
Questo rapporto tra rotazione e moto orbitale influenza la durata del giorno mercuriano, rendendolo molto più lungo del giorno terrestre e creando inoltre una forte differenza tra il giorno siderale e il giorno solare.
Il giorno siderale è il tempo che un pianeta impiega a tornare esattamente nella stessa posizione rispetto alle stelle fisse mentre il giorno solare, è l’intervallo tra due successivi passaggi del Sole sullo stesso meridiano.
Questi due “tipi di giorno”, sulla Terra, hanno durata simile: 23 ore 56 minuti e 4 secondi il primo, e 24 ore circa, il secondo. Entrambi però sono molto più corti dell’anno, che dura 365 giorni e qualche ora.
Su MERCURIO, invece, il giorno siderale è, come già detto, di 59 giorni terrestri, pari a due terzi dell’anno di 88 e il giorno solare, cioè il tempo tra due albe consecutive, 176 giorni terrestri (due anni mercuriani): ed è proprio questo lungo intervallo che, ad un ipotetico abitante del pianeta, percepirebbe come un giorno vero e proprio.
La conseguenza di ciò è che il moto apparente del Sole nel cielo di Mercurio risente, molto più che nei cieli terrestri, della “competizione” tra il moto di rotazione del pianeta e quello di rivoluzione.
Il primo fa muovere il Sole, come sulla Terra, da est verso ovest; il secondo, lo fa muovere da ovest verso est.
Anche su Mercurio il moto di rotazione è prevalente e per la maggior parte del giorno mercuriano il Sole procede nel cielo da est verso ovest. Tuttavia, quando il pianeta si approssima al perielio, a causa della vicinanza al Sole e dell’ellitticità dell’orbita, Mercurio comincia a muoversi velocissimo e la sua velocità orbitale supera la velocità di rotazione. Ecco allora che, “misteriosamente”, il Sole si ferma nel cielo e torna indietro: una sorta di balletto, con strane traiettorie e sembra aumentare di dimensione perchè si trova al perielio (più vicino) mostrandosi tre volte più grande di come lo vediamo noi sulla Terra.
È il moto apparente da ovest a est, dovuto alla rivoluzione, che ‘vince’ su quello apparente da est a ovest dovuto alla rotazione.
Cieli sereni
PG

§167

I MINUTI DI SILENZIO

In passato, a bordo delle navi, esisteva un particolare orologio ubicato nella stazione radio e usato per il traffico radiotelegrafico sul cui quadrante erano segnati i minuti di silenzio obbligatori.
Per circa 90 anni, fino al 1999, due frequenze (500 e 2182 kHz) sono state utilizzate in radiotelegrafia/radiofonia per il soccorso e la sicurezza in mare e le navi avevano l’obbligo di starvi in ascolto continuo.
Questo permetteva di concorrere alla salvaguardia della vita umana in mare avendo una ‘sentinella’ sempre presente in caso di necessità.
Nelle 24 ore erano obbligatori dei periodi di assoluto silenzio (solo ascolto) per permettere ad un messaggio di soccorso di una eventuale nave in difficoltà di essere più facilmente “udito” (ricevuto) anche se trasmesso da notevole distanza, con poca potenza di trasmissione o poca efficienza di antenna, come in caso di disalberamento.
Come promemoria visivo, questo tipico orologio della sala radio mostrava così i periodi di silenzio:
Con settori VERDI dalle h+00 alle h+03 e dalle h+30 alle h+33 per la frequenza radio 2182 kHz.
Con settori ROSSI dalle h+15 alle h+18 e dalle h+45 alle h+48 per la 500 kHz:
Questi periodi di silenzio oggi non sono più necessari grazie all’introduzione dei sistemi automatici digitali satellitari.
Cieli sereni
PG

§166

ACCADDE OGGI

1 LUGLIO 1908
Viene ufficialmente adottato il segnale SOS come segnale internazionale per la richiesta di soccorso.
Il segnale SOS ‹èsse-ó-èsse› costituito da tre punti seguiti da tre linee e altri tre punti ( · · · — — — · · · ) è molto facile da ricordare e riconoscere nel codice Morse .
La sigla S.O.S. è interpretata come le iniziali della locuzione inglese “Save Our Souls” (salvate le nostre anime) ovvero “Save Our Ship“.
In Italia invece SOS si rifà ad acronimi del tipo “Salvateci O Soccombiamo” o “Soccorso Occorre Subito”.
L’ SOS più famoso della storia della navigazione è quello lanciato dal Titanic prima di affondare e raccolto dal Carpathia. Purtroppo giunse a destinazione troppo tardi per evitare il disastro.
Con la successiva diffusione delle comunicazioni radiofoniche, il segnale Morse SOS è stato sostituito dal codice MAYDAY.
Questo segnale internazionale consiste nell’enunciare la parola “Mayday” che deriva dalla pronuncia delle ultime parole della frase francese “venez m’aider” (venite ad aiutarmi).
Cieli sereni
PG

§165

IL SECONDO IN PIÙ

ACCADDE OGGI
30 giugno 1972
Alla mezzanotte tra il 30 giugno e il 1 luglio 1972, per la prima volta nella storia, gli orologi atomici controllori del Tempo Universale anzichè passare dalle 23:59:59 alle 00:00:00 scandirono 1 secondo in più con la sequenza 23:59:59 > 23:59:60 > 00:00:00!
PERCHÈ ACCADDE ?
Ci insegnano, fin da piccoli, che la Terra ruota su se stessa in 24 ore, che è, appunto, la durata di un giorno;
Poi apprendiamo che una rotazione della Terra, che determina l’alternarsi del giorno e della notte, non è proprio di ventiquattro ore, ma di 23, 56 minuti e 4 secondi.
La velocità di rotazione del nostro pianeta, però, non è sempre stata quella di adesso: nel tempo è gradualmente diminuita. In origine sulla Terra il giorno doveva durare poche ore, anche se non sappiamo quante, ma in “ere più recenti” (350 milioni di anni fa), il giorno durava meno di 23 ore;
Per i dinosauri del Cretaceo, poi, (70 milioni di anni fa), il giorno era di 23 ore e 30 minuti e così via.
La Terra sta dunque rallentando la rotazione attorno al proprio asse e di questo passo, tra un miliardo di anni, il giorno potrebbe durare più di 25 ore.
È bene dirlo subito: non c’è nulla di allarmante dato che si tratta di millesimi di secondo ogni anno.
LE CAUSE
La rotazione del Pianeta è influenzata, in primis, dalle maree che esercitano un’azione frenante ma esistono altri fattori che possono accelerare (o rallentare) la rotazione come la pressione atmosferica (diversa distribuzione delle masse d’aria), le correnti oceaniche (velocità e densità) ed infine il riscaldamento globale, che fa ‘dilatare’ l’atmosfera.
Gli elementi fin qui descritti possono far variare la velocità di rotazione sul breve termine (settimane, mesi o qualche anno) mentre nei secoli e nei millenni entrano in gioco altri fattori come, per esempio, le variazioni della rotazione del nucleo della Terra oppure la crescita o l’erosione delle montagne. Per quanto sia un fenomeno bizzarro e sorprendente, in realtà tutto questo è “normale” e non ha conseguenze sulla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi e sul loro organismo, ma sono percepite dalle nostre più “evolute e precisissime tecnologie”.
Queste piccolissime variazioni di durata del giorno possono infatti creare problemi ai servizi che, grazie a orologi atomici ultra-regolari, scandiscono il Tempo Universale Coordinato (UTC), su cui sono perfettamente sincronizzati (al millesimo di secondo!) tutti i nostri dispositivi che ci mostrano con precisione, oltre alla posizione, l’ora esatta (Cellulari, Computer, GPS.. ecc).
Quando l’ora astronomica (definita dal tempo impiegato dalla Terra per compiere una rotazione completa), si discosta dall’UTC di oltre 0,4 secondi, questi servizi devono fare un “aggiustamento” .
Per correggere gli orologi atomici sincronizzandoli con la rotazione terrestre si aggiunge il cosiddetto “secondo intercalare” alla fine di giugno o dicembre, riportando in linea l’ora astronomica con l’ora atomica.
Dal 1972 gli scienziati hanno aggiunto secondi intercalari ogni anno e mezzo. L’ultima aggiunta è avvenuta il 31 dicembre del 2016, quando alle ore 23: 59:59 fu aggiunto un secondo (vedi figura).
Ora però accade qualcosa di nuovo: sulla base dei dati raccolti, gli esperti spiegano che la velocità di rotazione terrestre, ultimamente, ha subito un AUMENTO!
Nel 2020 si sono registrati 28 giorni in cui la Terra ha ruotato più velocemente (!) e nel 2021 la durata media di un giorno sarà di 0,05 millisecondi più breve rispetto alla media di 86400 secondi: nel corso dell’anno si accumulerà un ritardo di 19 millisecondi del tempo atomico (quello dei laboratori/osservatori).
Ciò porterà a dover considerare, in un futuro prossimo, per la prima volta, un secondo intercalare “negativo”: invece di aggiungerne, potrebbe essere necessario SOTTRARRE un secondo.
Nel concreto, nel caso in cui il “secondo intercalare” venisse davvero sottratto, l’orologio passerebbe dalle 23:59:58 alle 00:00:00 senza passare dalle 23:59:59; Ma al momento è ancora presto per avere risposte dagli esperti circa l’adozione del secondo intercalare per il prossimo dicembre.
In ogni caso, secondo più secondo meno..
.. Cieli sereni
PG

§164

SS PIETRO E PAOLO

Due proverbi genovesi recitano:
San Pé u ne veu un pe lê (San Pietro ne vuole uno per lui)
San Pé te tia pe’ i pê (San Pietro ti tira per i piedi)
Un tempo il 29 giugno era la data ufficiale di apertura degli stabilimenti balneari.
Secondo una macabra credenza, l’ex pescatore Pietro, che nell’immaginario popolare è sempre dotato, nonostante la santità, di una certa dose di cattiveria (avendo rinnegato Cristo), avrebbe voluto una preda per sé, sullo stile delle vittime sacrificali.
Ciò potrebbe avere una base di verità; con i primi bagni di fine giugno può succedere che dei non provetti e addestrati nuotatori, non ancora abituati alla temperatura ancora non particolarmente calda dell’acqua, possano rimanere vittime di congestioni o malori vari.
San Paolo invece era considerato un guaritore dei tarantolati; Paolo di Tarso aveva ereditato un antico rito di origine Dionisiaca che avrebbe liberato gli affetti da tarantismo, che si credeva derivasse dal morso di un ragno.
Ancora oggi in Puglia si svolgono cerimonie di “esorcismo” anti-taranta; ma fortunatamente si tratta semplicemente di una tradizionale rappresentazione con musiche danze e canti caratteristici: la pizzica.
ORIGINE DEL NOME ‘PIETRO’
Il nome Pietro deriva dall’aramaico “kephà” (in greco “pétros”) e significa “saldo come una pietra, roccia”.
San Pietro Apostolo fu scelto da Gesù come “roccia” su cui gettare le fondamenta della Chiesa, di cui fu il primo Papa.
E’ il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, portieri (per via delle chiavi), pescatori, pescivendoli e viene invocato in caso di trombe marine o battute di pesca difficili.
ORIGINE DEL NOME ‘PAOLO’
Paolo deriva dal latino volgare paulus, “piccolo”.
San Paolo fu un ebreo persecutore dei cristiani che poi si convertì e divenne apostolo.
E’ il patrono di cordai, cestai, teologi, panierai, di chi si occupa di stampa e viene invocato contro le tempeste e il morso di animali velenosi.
(dal web di “placidasignora”)
LA NAVE DI SAN PIETRO
Un bella usanza è il rito cabalistico/religioso, a base di acqua e albume, della “Nave di San Pietro”;
In occasione della vigilia della festa è usanza porre un contenitore di vetro riempito d’acqua fredda a terra su di un prato, un giardino o all’ esterno di una finestra, e colare nell’acqua un albume d’uovo. Il contenitore viene poi lasciato all’aria aperta per tutta la notte.
Il mattino seguente si dovrebbero notare nell’acqua delle strutture, formate dall’albume, che ricordano una barca a vela o un veliero e che, secondo la credenza popolare, sarebbero prodotte dal soffio di San Pietro (vedi foto).
A seconda di come appaiono le “vele” si possono trarre i seguenti auspicii:
-vele aperte: sole
-vele chiuse: pioggia
Se poi si crea un bel veliero, sarà di auspicio per un buon raccolto.
Negli anni dell’emigrazione, l’esito di questa pratica veniva interpretato anche come auspicio per il viaggio in mare di coloro che si apprestavano a partire per le Americhe.
Cieli sereni e..
Auguri a Pietro, Piero, Paolo, Paola
PG

§163

Oggi 15 giugno

L’ Arma di Artiglieria oggi celebra la propria festa, nel ricordo di una memorabile battaglia combattuta nella prima Guerra Mondiale sul fronte nord-orientale, a difesa del suolo italiano.
All’alba del 15 giugno 1918 l’Austria-Ungheria, scatenò una poderosa offensiva con l’unico e fondamentale obiettivo di sconfiggere definitivamente l’Italia. L’artiglieria italiana ebbe un ruolo fondamentale nel corso di quell’azione che fu chiamata la Battaglia del Solstizio.
Cieli sereni
PG

§162

S. ANTONIO DA PADOVA

A Genova, in località Boccadasse, c’è una chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova: è la chiesa della gente di mare che venne costruita nel XVII secolo proprio dai pescatori del luogo.
All’interno della chiesa, lungo le navate e l’altare dedicato al Santo, sono appesi modelli di navi ed esposti gli ex voto di pescatori e marinai scampati ai pericoli delle onde.
AUGURI ad Antonio, Antonia, Antonietta, Antonello, Antonella, Antonino, Antonina.
Cieli sereni e mari calmi
PG

§161

LE SCIE DI CONDENSAZIONE

Capita frequentemente di osservare un cielo sereno che, al passaggio di un aereo, viene ‘disegnato’ da
vigorose o persistenti strisciate bianche. Non si tratta di fumo!
Sono le scie di condensazione che si formano con il vapore acqueo prodotto nei motori degli aerei durante la combustione: questo vapore, venendo a contatto con minuscole particelle dell’aria, si trasforma in gocce d’acqua che quasi istantaneamente congelano in cristalli di ghiaccio a causa delle basse temperature in alta quota.
A seconda poi delle condizioni ambientali, esempio il tasso di umidità relativa dell’aria attraversata, queste scie possono evaporare rapidamente oppure rimanere a lungo visibili formando delle vere e proprie nuvole simili ai cirri.
Una scia di condensazione inoltre può presentare un’iridescenza (con i colori dell’arcobaleno come nella foto) che dipende dal nostro punto di osservazione e dall’angolo d’incidenza dei raggi del sole: il fenomeno è chiamato scattering ovvero un effetto della rifrazione e della diffrazione della luce.
CURIOSITÀ
Negli ultimi anni si sono diffuse delle ‘teorie’, ancora da verificare scientificicamente, secondo le quali le scie di condensazione, sarebbero in realtà delle “scie chimiche”, cioè “rilasci” di ipotetiche sostanze chimiche (o biologiche) su aree popolate, con diverse finalità a seconda delle varie teorie.
Cieli sereni
PG

§160

Accadde Oggi

11 giugno 1289
In quel giorno si combattè la BATTAGLIA DI CAMPALDINO tra Guelfi e Ghibellini.
Vi partecipò anche Dante Alighieri nella parte guelfa.
È ricordata nel V canto del Purgatorio parlando di Bonconte da Montefeltro che proprio nella battaglia in cui conduceva la cavalleria ghibellina, trovò la morte. Il suo corpo non fu rinvenuto e questa circostanza, assieme al resto della sua vicenda, colpì Dante Alighieri che combatteva fra i suoi avversari.
Dante accenna al pentimento estremo di Bonconte e proprio per questo il suo corpo non fu ritrovato. La scena descritta dal poeta è famosa: un diavolo si sta preparando a portare l’anima di Bonconte all’Inferno, ma l’ultima parola del condottiero “forato ne la gola” è un’invocazione a Maria con le braccia disposte a formare una croce. Questo basta agli occhi di Dio: un angelo accompagna l’anima in Purgatorio e al diavolo non resta che vendicarsi scatenando, la sera della battaglia, un furioso temporale (cronisticamente attestato) che trascina il corpo inanimato di Bonconte dalla foce del torrente Archiano, affluente dell’Arno, nei pressi Bibbiena.
Cieli sereni
PG

§159