In Sicilia, soprattutto in autunno e in inverno, quando si intensificano le correnti atlantiche, sopra i 1500/2000 metri di quota affluisce aria molto umida a velocità sostenuta dai quadranti occidentali (Nordovest, Ovest o Sudovest).
Data l’altezza e la morfologia del cono vulcanico dell’Etna, nel versante occidentale è facile osservare un particolare fenomeno.
In quella occasione si dice che i venti si ‘contendono’ le nuvole dando loro una forma ellittica che in Sicilia chiamiano CONTESSE con una storpiatura del dialetto cuntisa, vale a dire contesa.
La Contes(s)a dei Venti, è tenicamente chiamato altocumulo lenticolare. Questo tipo di nubi non è in grado di dar luogo a precipitazioni ma può precedere di qualche ora o di pochi giorni l’ingresso di una perturbazione atlantica: un flusso umido che porterà sicuramente una perturbazione, un temporale o delle temperature più calde delle attuali.
Famose in tutto il mondo sono anche le meravigliose nubi del Monte Fuji, vulcano giapponese alto 3.776 metri.
Cieli sereni
PG
E I PONTI…DI MARE
Che anno sarà questo 2022 appena iniziato?
Dando un’occhiata al calendario alcune festività ci daranno delle opportunità di fare dei “Ponti” da dedicare, eventuamente, ad una uscita in barca.
L’anno è iniziato con il ponte dell’Epifania.
Il 6 gennaio scorso, infatti, è caduto di giovedì e con un giorno di ferie qualcuno ha potuto godere di un lunghissimo ponte.
La Pasqua 2022 sarà ‘alta’: la data è Domenica 17 aprile e non offrirà una grande opportunità.
Bisognerà attendere il 25 aprile per un altro lungo weekend: sarà lunedì.
Il 1 maggio invece cadrà di domenica. Nessuna occasione per mollare gli ormeggi.
Per il primo “ponte di mare”, dobbiamo attendere giovedì 2 giugno: con un giorno di ferie si potrà allungare il weekend programmando una uscita.
Avremo anche un giorno di riposo a ferragosto: un lunedì.
Si passa poi al 1 novembre (martedì) per un’altra piccola pausa. Basterà aggiungere un giorno per godersi 4 giorni di vacanza.
Il ponte dell’ 8 dicembre (che cade di giovedì) con un solo giorno di ferie potremo allungare il weekend e potremo andare al mare (o al lago) a vedere come è messa la barca e fare qualche lavoretto.
Bisogna poi considerare le feste patronali che possono dare altre occasioni per approfittare di un ponte.
Vediamo alcune delle principali città italiane
A MILANO
Il 7 dicembre si celebra Sant’Ambrogio.
Quest’anno cadrà di mercoledì consentendo, con un solo giorno di ferie (venerdì 9 dicembre), una lunga vacanza dal 7 all’11.
A ROMA
Il 29 giugno a Roma si festeggia San Pietro e Paolo. Nel 2022 la festività cadrà di mercoledì consentendo un riposo in settimana e se si hanno giorni di ferie a disposizione, una breve vacanza in mare.
A FIRENZE
Si avrà qualche giorno di riposo per la festa di San Giovanni: il 24 giugno sarà un venerdì.
A NAPOLI
Il 19 settembre a Napoli si celebra San Gennaro, quest’anno la festività cadrà di lunedì: ponte lungo assicurato!
A BARI
Per S. Nicola (martedì 6 dicembre) con un giorno di ferie si potrà allungare il ponte: prendendo il lunedì 5 si potrà rientrare al lavoro mercoledì 7 dicembre… e poi l’8 sarà di nuovo festa!
Cieli sereni
PG
Il cosiddetto “inchino”, del quale si è tanto parlato e ancora si parla in seguito all’incidente della Costa Concordia di 10 anni fa, altro non è che un saluto, un passaggio sottocosta di una nave per omaggiare con luci e segnali acustici gli abitanti della zona.
NON è una regola, ma una tradizione marinaresca che affonda le proprie origini ai tempi delle repubbliche marinare: una tradizione radicata nella marineria, anche in quella militare, a tal punto che anche Nave Vespucci talvolta omaggia le cittadine costiere che si trovano sulla sua rotta, sostando alla fonda per mostrarsi in tutta la sua bellezza.
L’ “inchino” oggi si è trasformato in una molto meno poetica “rotta turistica”, cioè quell’insieme di passaggi sottocosta, tassativamente eseguiti a bassa velocità, che permettono a passeggeri ed ospiti di ammirare dal mare località nelle quali non è previsto fare scalo. Tale rotta è un insieme di manovre intraprese sulla base di valutazioni e considerazioni da parte del Comandante in base a svariati criteri che tengono conto ad esempio della pericolosità dei fondali, la conformazione delle coste, il traffico, le condizioni meteo marine e altro. Tutto DEVE essere eseguito in conformità alle norme di SICUREZZA ed il cambio rotta va registrato come variazione al piano di navigazione.
“COME NACQUE L’INCHINO” ?
È bene chiarire come il cosiddetto “INCHINO” sia stato, con il passare degli anni, male interpetato.
In passato, nel Golfo del Leone o nelle Bocche di Bonifacio, tanto per citare due esempi, quando i bollettini meteo davano forte maestrale (vento proveniente da NW) e la rotta più breve prevedeva di tagliare il golfo, si decideva di fare l’INCHINO, ovvero, navigare verso l’interno del golfo per prendere meno mare. Questo perché nei golfi, con il vento forte che soffia da terra, il mare a largo ingrossa in maniera considerevole; quindi, fare l’INCHINO significava navigare IN SICUREZZA evitando sollecitazioni allo scafo, danni all’equipaggio, alla nave e al carico.
CURIOSITÀ
In passato, con il termine INCHINO, ci si riferiva anche all’usanza che i comandanti, quando sapevano di avere a bordo un membro dell’equipaggio di una località posta in prossimità della rotta, “tufavano” , cioè salutavano con il fischio (la sirena) le mogli e le famiglie di chi era a bordo.
Ma, quale era la casa di questi marinai? Come facevano a riconoscere la propria?
Ebbene, un’altra usanza (tutt’oggi esistente) di molte località disseminate lungo le coste italiane, era quella di intonacare le proprie abitazioni con colori vivaci e diversi tra loro, così da poter riconoscere la propria a una distanza considerevole.
Ma non fu il caso della Concordia…
Quel naufragio fa pensare invece che le manovre furono svolte senza criterio, e la bella nave rimase inchinata, in ginocchio per la responsabilità di persone che le regole scelsero di raggirarle.
Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori come Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni Da Verrazzano e tanti altri. Chissà cosa penserebbero oggi…
Cieli sereni
PG
A Roma si definisce “GIANNETTA” il vento freddo di tramontana tipico di certe giornate d’inverno. Vi sono più ipotesi sull’origine di questa espressione.
La più attendibile si riferisce alla “Jineta” (gineta), una corta lancia della cavalleria leggera spagnola, quindi a qualcosa che punge (appunto come un vento freddo…pungente!). Nel ‘600 fu identificata nel frustino di canna d’india, in dotazione agli ufficiali. Il suono con cui il frustino fendeva l’aria quando veniva “agitato” ricordava il sibilo emesso dal vento freddo e gelido del Nord.
Cieli sereni
PG
Lo “stravedamento”, termine che sembra derivare dal dialetto dei pescatori lagunari, è quella particolare situazione metereologica di orizzonte molto nitido determinata dai venti settentrionali che liberano la pianura dalla foschia, dalla nebbia e dalle polveri e la visibilità si estende a svariate decine, a volte anche centinaia di chilometri.
Per esempio il Monte Civetta, oltre le Prealpi, che dista ben oltre i 100 chilometri da Venezia, in molti casi di stravedamenti è proprio sopra la città! Il vento ideale per il verificarsi di queste condizioni è la Bora Chiara, un vento fresco che soffia da Nord-Est e che porta bel tempo.
La foto (di Marco Contessa) potrebbe far pensare ad un fotomontaggio, perché l’occhio umano non vede le montagne così sovrastanti Venezia. In realtà non c’è alcun fotomontaggio: con l’uso di buoni teleobiettivi e lenti di alta qualità, vengono ‘compressi’ i piani dell’immagine e quindi la distanza percepita tra i soggetti inquadrati. In questo caso le Dolomiti appaiono sopra il Palazzo Ducale.
E a tal proposito…
Cieli sereni
PG
(Già inviato)
Oggi 7 gennaio è la FESTA DEL TRICOLORE. È ufficialmente denominata ‘Giornata nazionale della bandiera’ o ‘Giornata Tricolore’ ed è stata istituita per ricordare la nascita della nostra bandiera nazionale.
Le celebrazioni ufficiali avvengono a Reggio Emilia, città dove venne approvata per la prima volta (7 gennaio 1797) l’adozione del Tricolore da parte di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana: uno stato napoleonico nato l’anno precedente e dipendente dalla Prima Repubblica francese. Perché la bandiera italiana è verde bianca e rossa?
Fin dai tempi della scuola elementare ci viene insegnato che il Tricolore richiama il verde delle montagne, il bianco delle nevi e il rosso del fuoco dei vulcani e il sangue dei martiri.
Questo significato dei colori della nostra bandiera è rimarcato in poesia dal discorso che fece il Carducci nel centenario della nascita della bandiera italiana. Il poeta paragonò, infatti, il tricolore a “le nevi delle alpi, l’aprile delle valli, le fiamme dei vulcani”.
Ma la storia dei colori è questa che segue.
La bandiera italiana è molto simile a quella francese perché è da quella che deriva: nel 1794 due studenti dell’università di Bologna – Luigi Zamboni e Giovanni Battista de Rolandis – furono i primi ad apporre in una coccarda i tre colori bianco, rosso e verde modificando quella francese: la speranza era quella di restituire l’indipendenza a Bologna.
Ma vediamo il significato di quei tre colori. Il bianco e il rosso ricordavano il colore delle rispettive città di provenienza (Bologna e Castell’Alfero – Asti) mentre il verde era il colore della speranza. Speranza ben presto infranta, perché i due giovani patrioti furono scoperti e giustiziati. Significato religioso della bandiera italiana
I colori della bandiera italiana hanno anche un significato religioso legato alle tre virtù teologali fede, speranza e carità. L’accostamento è intuibile: il bianco è la fede, il verde la speranza e il rosso la carità.
Cieli Sereni 🇮🇹
PG
La Terra, nel percorrere la sua orbita, durante l’anno, varia la sua distanza dal Sole.
Questa mattina, alle 06.28, la Terra si è trovata al PERIELIO, cioè alla sua minima distanza dal Sole: circa 147 milioni di chilometri.
La parola PERIELIO deriva dal greco “περί” perì = vicino e “Hλιος” helios = sole.
Da quel momento abbiamo ricominciato ad allontanarci dalla nostra stella per raggiungere il prossimo 4 Luglio il punto più lontano dell’orbita, l’AFELIO, a quasi 153 milioni di chilometri dal Sole.
Qualcuno si chiederà: se siamo nel punto più vicino al Sole, non dovrebbe fare piu caldo?
In realtà, no. La maggiore o minore distanza dal Sole ha poca influenza sulla temperatura sulla Terra: qualche milione di chilometri in più o in meno è poca cosa rispetto alla distanza media di circa 150 milioni.
A determinare l’avvicendarsi delle stagioni (e quindi del riscaldamento) è invece l’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra che, abbinata alla rivoluzione annuale intorno al Sole, fa variare l’angolo con cui i raggi solari colpiscono la superficie terrestre.
CURIOSITÀ
La nostra velocità orbitale, quella con la quale impieghiamo un anno per “fare un giretto” completo intorno al Sole, é massima proprio in questi giorni (poco più di 109.000 km/h ! ) e per questo motivo (oltre che per la conservazione del momento angolare) il semestre freddo (autunno + inverno) nel nostro emisfero, durerà circa 7 giorni in meno rispetto al semestre caldo (primavera + estate) quando il nostro pianeta “rallenterà”, in prossimità dell’afelio a luglio. Contemporaneamente gli abitanti dell’ emisfero australe avranno, al contrario, un semestre caldo più corto ed uno freddo più lungo (rispettivamente 179 e 186 giorni).
Cieli sereni e Buon PERIELIO!
PG
Esiste una frase mnemonica per ricordare l’ordine della posizione dei pianeti a partire dal Sole.
Le iniziali di ogni parola corrispondono alle iniziali dei pianeti. Me rlino V ola T ra Ma estosi Gi ganti S opra U na N uvola
Cieli sereni
PG
2 GENNAIO 1729
Nasce Johann Daniel TITIUS l’ astronomo tedesco noto per aver elaborato la formula empirica sulle distanze dei pianeti dal Sole, oggi nota come legge di Titius-Bode.
È interessante osservare che, all’epoca della scoperta, la legge era soddisfatta dalle orbite di tutti i pianeti noti, da Mercurio a Saturno, ma con un ‘vuoto’ tra Marte e Giove.
Un’ importante conferma venne nel 1781 con la scoperta di Urano oltre Saturno, nella posizione prevista dalla formula e, nel 1801, del pianeta mancante tra il quarto ed il quinto: Cerere, il pianeta nano più interno.
Cieli sereni
PG