LA LEGGENDA DEI DUE MARI

Nonostante il confine ufficiale sia fissato più a Nord, nel Canale d’Otranto, in determinate condizioni climatiche è possibile vedere al largo di Marina di Leuca, all’ estremità meridionale del “tacco” d’Italia, una linea di demarcazione tra le correnti provenienti dal Golfo di Taranto e quelle dal Canale d’Otranto che divide i due mari. Un raro fenomeno determinato dalle diverse caratteristiche delle acque che si manifesta con una accentuata differenza di colore percettibile anche all’occhio dei più distratti. Lo spettacolo è bellissimo!
Un abbraccio così è osservabile in pochi altri luoghi al mondo: in Grecia, in Alaska e in Nuova Zelanda.
LA LEGGENDA
Al tempo dei Messapi, quando vi era un tempio dedicato alla dea Minerva, il punto di incontro tra il Mar Ionio e il Mare Adriatico era dominato da una divinità dalla pelle candida, metà donna e metà pesce chiamata Leucasia che con il suo canto attirava chiunque;
Sebbene le sue doti seduttive fossero ritenute infallibili, ella non riuscì nel suo intento con un giovane, chiamato Melisso, troppo innamorato della sua ragazza Aristula.
Leucasia, irritata per questo, si volle vendicare: una volta sorprese i due amanti che stavano abbracciati su una spiaggia, sprigionando un vento tanto forte da separarli, gettarli sugli scogli e ucciderli. Aristula venne scaraventata da una parte del golfo, mentre Melisso fu scagliato dalla parte opposta;
La dea Minerva assistette alla terribile azione di Leucasia e, per pietà, decise di rendere i due amanti immortali tramutandoli in rocce, che oggi sono Punta Ristola e Punta Meliso, che sembrano quasi guardarsi l’un l’altra.
Anche Leucasia si tramutò in pietra per il rimorso: divenne la più bianca delle rocce, cioè l’attuale Santa Maria di Leuca.
Cieli sereni
PG

§169

SIAMO PIÙ LONTANI DAL SOLE MA FA PIÙ CALDO…. PERCHÈ?

Questa notte, quando in Italia saranno le 00.28, la Terra si troverà nel punto orbitale più lontano dal Sole. Sarà in AFELIO, cioè alla distanza massima di circa 152 milioni e 100mila chilometri dalla stella.
Qualcuno si chiederà: se di luglio siamo nel punto più lontano dal Sole, non dovrebbe essere il periodo più freddo?
In realtà, no. La maggiore o minore distanza dal Sole ha poca influenza sulla temperatura sulla Terra: qualche milione di chilometri in più o in meno è poca cosa rispetto alla distanza media di circa 150 milioni.
Perché, dunque, avviene tutto ciò?
Il percorso che la Terra compie intorno al Sole è un ellisse, in cui uno dei due fuochi è occupato dal Sole stesso (Vedi figura)
Ogni anno ai primi di luglio assistiamo all’afelio che però, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non influisce né sulla temperatura né sulle stagioni.
Domani, quindi, il Sole apparirà nel cielo più piccolo dell’1,7%, il calore in arrivo sulla Terra sarà inferiore del 3,3% rispetto alla media annuale e la luce inferiore del 7% rispetto al PERIELIO, il punto dell’orbita più vicino al sole, raggiunto a gennaio.
Nonostante ciò, in afelio la temperatura media globale del nostro pianeta è PIÙ ALTA di circa 2.3°C rispetto al perielio: la superficie della Terra quindi è nel suo insieme più calda quando si trova alla maggiore distanza dalla nostra stella.
Durante il mese di luglio la metà settentrionale della Terra, che è anche l’emisfero “coperto” da più terra e più abitato, è inclinato verso il Sole e i suoi raggi incidino sulla superficie con un angolo maggiore: le aree continentali tendono a scaldarsi più velocemente rispetto alla massa oceanica presente a sud del mondo che riceve l’insolazione in maniera più radente e quindi meno efficace.
In più la Terra, come tutti i pianeti, si muove più lentamente in prossimità dell’afelio di quanto non faccia al perielio (2^ legge di Keplero) e pertanto, l’estate nell’ emisfero settentrionale, dura qualche giorno in più di più di quella meridionale.
In concreto
L’ estate boreale (per esempio in Italia) va dal 21 giugno al 22 settembre: 93 giorni circa.
L’ estate australe (ad esempio in Argentina), va dal 21 dicembre al 19 marzo: 88 giorni circa!
Godiamoci dunque questi 5 giorni in più rispetto ai nostri amici sud-americani!
Cieli sereni
PG

§168

MERCURIO, IL PIANETA DOVE UN GIORNO DURA PIÙ DI UN ANNO !

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole e il più piccolo del sistema solare: il suo diametro raggiunge appena i due quinti di quello terrestre.
La temperatura sulla sua superficie varia dai -173 °C di notte ai 427 °C durante il giorno (!).
Questo perché, l’assenza di atmosfera e di mari, fa sì che il calore ricevuto dal Sole durante il dì si disperda rapidamente nella notte determinando quelle elevate escursioni termiche.
Quanto dura un giorno su Mercurio?
Un giorno solare (il tempo che il Sole impiega per sorgere, tramontare e di nuovo risorgere) su Mercurio è lunghissimo: dura circa 176 giorni terrestri (!) ma il fatto strano è che l’ anno è PIÙ CORTO del giorno: quasi la metà!.
Come è possibile?🤔
Il pianeta impiega circa 59 giorni terrestri per ruotare attorno al suo asse ma 88 per ruotare attorno al Sole. Una perfetta sincronia in un rapporto di 3:2. Nel tempo, cioè, in cui il pianeta fa tre giri completi su stesso, percorre anche due orbite intorno al Sole. (La Terra fa 365 giri su se stessa ogni giro intorno al Sole). In altre parole su Mercurio 3 giorni equivalgono a 2 anni.
Ciò fa si che le sue albe e i suoi tramonti sono molto diversi da quelli della Terra.
IL SOLE SORGE DUE VOLTE !!!
Questo rapporto tra rotazione e moto orbitale influenza la durata del giorno mercuriano, rendendolo molto più lungo del giorno terrestre e creando inoltre una forte differenza tra il giorno siderale e il giorno solare.
Il giorno siderale è il tempo che un pianeta impiega a tornare esattamente nella stessa posizione rispetto alle stelle fisse mentre il giorno solare, è l’intervallo tra due successivi passaggi del Sole sullo stesso meridiano.
Questi due “tipi di giorno”, sulla Terra, hanno durata simile: 23 ore 56 minuti e 4 secondi il primo, e 24 ore circa, il secondo. Entrambi però sono molto più corti dell’anno, che dura 365 giorni e qualche ora.
Su MERCURIO, invece, il giorno siderale è, come già detto, di 59 giorni terrestri, pari a due terzi dell’anno di 88 e il giorno solare, cioè il tempo tra due albe consecutive, 176 giorni terrestri (due anni mercuriani): ed è proprio questo lungo intervallo che, ad un ipotetico abitante del pianeta, percepirebbe come un giorno vero e proprio.
La conseguenza di ciò è che il moto apparente del Sole nel cielo di Mercurio risente, molto più che nei cieli terrestri, della “competizione” tra il moto di rotazione del pianeta e quello di rivoluzione.
Il primo fa muovere il Sole, come sulla Terra, da est verso ovest; il secondo, lo fa muovere da ovest verso est.
Anche su Mercurio il moto di rotazione è prevalente e per la maggior parte del giorno mercuriano il Sole procede nel cielo da est verso ovest. Tuttavia, quando il pianeta si approssima al perielio, a causa della vicinanza al Sole e dell’ellitticità dell’orbita, Mercurio comincia a muoversi velocissimo e la sua velocità orbitale supera la velocità di rotazione. Ecco allora che, “misteriosamente”, il Sole si ferma nel cielo e torna indietro: una sorta di balletto, con strane traiettorie e sembra aumentare di dimensione perchè si trova al perielio (più vicino) mostrandosi tre volte più grande di come lo vediamo noi sulla Terra.
È il moto apparente da ovest a est, dovuto alla rivoluzione, che ‘vince’ su quello apparente da est a ovest dovuto alla rotazione.
Cieli sereni
PG

§167

I MINUTI DI SILENZIO

In passato, a bordo delle navi, esisteva un particolare orologio ubicato nella stazione radio e usato per il traffico radiotelegrafico sul cui quadrante erano segnati i minuti di silenzio obbligatori.
Per circa 90 anni, fino al 1999, due frequenze (500 e 2182 kHz) sono state utilizzate in radiotelegrafia/radiofonia per il soccorso e la sicurezza in mare e le navi avevano l’obbligo di starvi in ascolto continuo.
Questo permetteva di concorrere alla salvaguardia della vita umana in mare avendo una ‘sentinella’ sempre presente in caso di necessità.
Nelle 24 ore erano obbligatori dei periodi di assoluto silenzio (solo ascolto) per permettere ad un messaggio di soccorso di una eventuale nave in difficoltà di essere più facilmente “udito” (ricevuto) anche se trasmesso da notevole distanza, con poca potenza di trasmissione o poca efficienza di antenna, come in caso di disalberamento.
Come promemoria visivo, questo tipico orologio della sala radio mostrava così i periodi di silenzio:
Con settori VERDI dalle h+00 alle h+03 e dalle h+30 alle h+33 per la frequenza radio 2182 kHz.
Con settori ROSSI dalle h+15 alle h+18 e dalle h+45 alle h+48 per la 500 kHz:
Questi periodi di silenzio oggi non sono più necessari grazie all’introduzione dei sistemi automatici digitali satellitari.
Cieli sereni
PG

§166

ACCADDE OGGI

1 LUGLIO 1908
Viene ufficialmente adottato il segnale SOS come segnale internazionale per la richiesta di soccorso.
Il segnale SOS ‹èsse-ó-èsse› costituito da tre punti seguiti da tre linee e altri tre punti ( · · · — — — · · · ) è molto facile da ricordare e riconoscere nel codice Morse .
La sigla S.O.S. è interpretata come le iniziali della locuzione inglese “Save Our Souls” (salvate le nostre anime) ovvero “Save Our Ship“.
In Italia invece SOS si rifà ad acronimi del tipo “Salvateci O Soccombiamo” o “Soccorso Occorre Subito”.
L’ SOS più famoso della storia della navigazione è quello lanciato dal Titanic prima di affondare e raccolto dal Carpathia. Purtroppo giunse a destinazione troppo tardi per evitare il disastro.
Con la successiva diffusione delle comunicazioni radiofoniche, il segnale Morse SOS è stato sostituito dal codice MAYDAY.
Questo segnale internazionale consiste nell’enunciare la parola “Mayday” che deriva dalla pronuncia delle ultime parole della frase francese “venez m’aider” (venite ad aiutarmi).
Cieli sereni
PG

§165