17 aprile 1970
L’Apollo 13 rientra sulla Terra con un rocambolesco salvataggio dell’equipaggio
“HOUSTON,
ABBIAMO UN PROBLEMA!”
Questa è, molto probabilmente, una delle più famose frasi della storia delle esplorazioni spaziali. Fu pronunciata da John Leonard Swigert, pilota del modulo di comando per informare il
Controllo Missione di un incidente avvenuto poco prima.
La frase di Swigert, tutt’oggi ricordata con “Houston, abbiamo un problema”, fu in realtà “Okay Houston, we’ve had a problem here” (“Okay Houston, abbiamo avuto un problema qui”).
Ma quale fu il “problema”? Cosa accadde?
PREMESSE
Apollo 13, quinta missione umana del programma Apollo, era partita da Cape Canaveral l’11 Aprile 1970 destinata al terzo allunaggio.
Dopo i successi di Apollo 11 e 12 la missione sembrava diventata di routine ma nel giro di un paio di giorni si trasformò nella più rocambolesca delle avventure tenendo il mondo intero con il fiato sospeso.
Per gli scaramantici la missione, identificata con il numero 13, con un problema il giorno 13 e rientrata il giorno 17, non iniziò sotto i migliori auspici. Due giorni prima del lancio, fu modificata la composizione dell’equipaggio perchè uno dei piloti, Charles Duke, era stato esposto ad un caso di rosolia. Tra l’equipaggio designato, si scoprì che l’unica persona a rischio (non immune a tale malattia) era Ken Mattingly, pilota del modulo di comando, che fu sostituito proprio da John Swigert detto “Jack”. Qualche giorno dopo, nel bel mezzo dell’emergenza, Mattingly (da terra!), si sarebbe rivelato un elemento risolutivo, lavorando nel simulatore di volo per mettere in atto la procedura di rientro per Apollo 13.
Il cambio di equipaggio in extremis non fu l’unico intoppo: subito dopo la partenza, si era verificato un malfunzionamento in uno dei motori del razzo ma il peggio doveva ancora arrivare.
L’INCIDENTE:
Dopo quasi 55 ore dal lancio, per un corto circuito nel sistema di miscelamento, si innescò una esplosione di un serbatoio di ossigeno.
Dopo l’esplosione, fu constatato che l’ossigeno disponibile nei serbatoi rimasti intatti non era più sufficiente ad alimentare il modulo di comando per tutta la durata della missione, che venne immediatamente annullata!
Senza ossigeno, le celle a combustibile del modulo di comando non erano più in grado di produrre energia elettrica e acqua potabile. L’ equipaggio si trasferì nel modulo lunare Aquarius, che non sarebbe più servito per l’allunaggio, come se fosse una scialuppa di salvataggio.
Il modulo lunare aveva energia e ossigeno a sufficienza, per due persone per due giorni, ma NON tre persone per tre giorni!
I filtri per l’eliminazione dell’anidride carbonica all’interno del veicolo spaziale non erano infatti stati concepiti per tre astronauti e quelli di riserva del modulo di comando non erano compatibili con gli attacchi del sistema di aerazione del LEM. I tecnici del Controllo Missione si ingegnarono al fine di trovare una soluzione e chiesero agli astronauti di ‘fabbricare’ una sorta di adattatore con i materiali reperibili a bordo. Ci riuscirono, ma non era ancora finita: bisognava tornare a casa!
Non avendo certezze in merito all’integrità dell’unico propulsore a disposizione, fu scelto di eseguire un passaggio attorno alla Luna e di riprendere la rotta verso la Terra sfruttando una “traiettoria di ritorno libero”, che consentiva di non usare propulsione risparmiando il motore del modulo lunare, progettato per accendersi una sola volta.
Inoltre, per il rientro, rimanevano ancora dei grossi dubbi sulla capacità di tenuta dello scudo termico, compromessa forse dall’esplosione, e sulla apertura dei paracadute. Insomma, era necessario un mezzo miracolo!
EPILOGO
Un pizzico di fortuna fu finalmente dalla parte di Apollo 13 e tutto funzionò correttamente in quel 17 Aprile 1970, quando – dopo un interminabile blackout radio di oltre sei minuti durante il rientro in atmosfera – il modulo di comando ammaró nelle acque dell’Oceano Pacifico riportando a casa, sani e salvi, i tre eroi .
CURIOSITÀ
Sfruttando la “traiettoria di rientro libero” attorno alla Luna la missione volò a una distanza di 254 chilometri dalla superficie della faccia nascosta della Luna, stabilendo così il record, tutt’oggi detenuto, della massima distanza dalla Terra raggiunta da un essere umano: 400 170 km!
La vicenda è narrata nel film “Apollo 13” realizzato nel 1995 dal regista Ron Howard con Tom Hanks e Kevin Bacon.
Cieli sereni
PG
§120