È il PESCE BLOB, l’animale classificato come il più brutto del mondo.
È un pesce abissale della famiglia degli scorfani il cui nome scientifico è Psychrolutes marcidus.
Si presenta come una massa informe e gelatinosa di color rosa chiaro, talvolta chiazzata di bruno; dal corpo flaccido e appiccicoso spuntano due ampie pinne, occhi grandi e labbroni biancastri all’ingiù, che gli conferiscono sempre un’espressione triste. Gli esemplari adulti possono raggiungere i trenta centimetri di lunghezza.
Vive negli abissi dell’oceano e il suo corpo è fatto per sopportare altissime pressioni: ossa morbide e carni gelatinose gli consentono di resistere alle sollecitazioni e di controllare la galleggiabilità compensando la mancanza della vescica natatoria.
Non avendo muscoli, è la densità del suo corpo – di poco inferiore a quella dell’acqua – che gli permette di nuotare vicino al fondale con un dispendio minimo di energia, lasciandosi trascinare dalla corrente.
Le profondità alle quali vive il pesce blob sono tali da rendere difficile lo studio di questo esemplare nel suo habitat.
Quel che si sa è che l’apparenza flaccida, come se fosse sul punto di sciogliersi, non è il suo aspetto originale, bensì l’effetto di un danno da decompressione: il suo corpo si rilassa, assumendo la forma che l’ha reso famoso, solo quando viene portato a meno di duecento metri dalla superficie, profondità sopra la quale il pesce non si avventura mai, se non per cause di forza maggiore; Non avendo supporti strutturali a tenerlo insieme, al diminuire della pressione, il corpo del pesce blob si espande, divenendo la massa informe che conosciamo.
In Australia è stato dichiarato a rischio d’estinzione a causa della pesca.
Non che venga pescato di proposito, dato che non è allevabile in acquario e la sua carne non è commestibile ma è semplicemente vittima accidentale della pesca a strascico. (Da Laura Spataro)
Cieli sereni
PG
§103