Il 20 APRILE di ogni anno si celebra la Giornata della Lingua Cinese così come istituito dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Questa data viene associata alla mitica figura di Cangjie, il presunto inventore dei caratteri cinesi che, secondo la tradizione, sarebbe stato incaricato dal leggendario imperatore Huang Di, di inventare un sistema di scrittura. Per adempiere al suo compito, Cangjie trasse ispirazione dalla natura: studiò gli animali, i paesaggi e le stelle, cercando di coglierne le caratteristiche fondamentali e trasformandoli in simboli.
LA LEGGENDA
Una versione della leggenda di Cangjie racconta che l’Imperatore, dopo che aveva unificato il suo regno, gli ordinò di inventare un sistema di scrittura per sostituire il sistema di notazione delle corde annodate. Egli si stabilì vicino ad un fiume e rimase a lungo senza ottenere risultati. Un giorno, una fenice cinese fece cadere davanti a lui un pezzo di terra indurita che recava impressa un’impronta. In quel momento un cacciatore giungeva sulla strada, e Cangjie gli chiese se riconoscesse o meno l’animale che aveva lasciato quell’impronta. «È un pixiu» rispose senza esitare il cacciatore. Questa fu una rivelazione per Cangjie. Da quel momento, egli osservò qualsiasi cosa cercandovi un segno che la rendesse immediatamente riconoscibile.
L’Imperatore, soddisfatto, fece diffondere l’uso della sua scrittura in tutto il paese e fece costruire un tempio in riva al fiume in corrispondenza del luogo dove Cangjie lavorava.
Interpretiamo l’ideogramma della figura 德 (dé) che sta per Virtù, Moralità ed Etica.
La metà di sinistra del carattere è formata dall’ideogramma ㄔ, un carattere la cui origine risale a migliaia di anni fa e deriva dal simbolo che stava per “gamba e piede”. Esprime uno stile retto del cammino o del comportamento.
La metà di destra è composta da quattro simboli 十目一心 (shí mù yī xīn):
十 (shí), è il simbolo che sta per il numero ‘dieci’, denota perfezione e compimento, mentre allo stesso tempo, implica l’assoluta perfezione degli dèi.
目 (mù), è la parola che simboleggia l’‘occhio’.
一 (yī) sta per il numero ‘uno’, che riflette la generazione dell’universo attraverso la separazione dello Yin e dello Yang.
心 (xīn) è il ‘cuore umano’.
Quindi 十目一心, contiene il significato interiore che corrisponde al fatto che “le divinità osservano il cuore umano”.
Ricapitolando, l’ideogramma 德 visto nella sua interezza, implica che le azioni degli uomini si debbano conformare alle leggi delle divinità, ossia che gli uomini debbano farsi carico di virtù.
Nella Cina antica, le persone spesso parlavano di “accumulare virtù”. A coloro che possedevano molta virtù e che si comportavano secondo un certo grado morale ed etico, era assicurata una reincarnazione coronata dal successo dopo la morte. Gli insegnamenti buddisti, che hanno profondamente influenzato la cultura cinese, dettavano che la vita di un individuo fosse determinata da quanta virtù 德 lui o lei avesse accumulato o da quante azioni buone o cattive lui o lei avesse commesso durante una delle vite precedenti.
CURIOSITÀ
Per chi non lo avesse notato, nella figura, Cangjie è rappresentato come vuole la tradizione: avente quattro occhi che gli permettevano di vedere i segreti del cielo e della terra.
(Bitta scripsit XX IV MMXXIII)
Cieli sereni
PG
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