ACCADDE OGGI

29 MARZO 1912
Robert Falcon Scott, al Polo Sud, scrive l’ultima annotazione sul suo diario: otto mesi dopo una spedizione di soccorso ne ritrova il corpo.
Robert Falcon Scott è stato un marinaio ed esploratore britannico che divenne famoso per la “gara” con il norvegese Roald Amundsen per il raggiungimento del Polo Sud. Amundsen raggiunse il Polo poche settimane prima di Scott il quale, nella marcia di rientro al campo base, perse la vita insieme a tutti i membri della sua spedizione.
Le due spedizioni partirono quasi contemporaneamente da due distinti campi base. Ma mentre Amundsen e i suoi compagni affrontarono il viaggio agilmente con sci e cani da slitta, Scott e i suoi utilizzarono cavalli e motoslitte che si rivelarono inutilizzabili a causa del carburante inadatto.
La spedizione di Scott, dalla nave appoggio Terra Nova (foto), raggiunse il Polo Sud tra il 17 e il 18 di gennaio del 1912. Ma qui la delusione fu enorme, quando gli inglesi si resero conto che Amundsen li aveva preceduti di pochi giorni: sul ghiaccio svettava la bandiera norvegese lasciata da Amundsen già il 14 dicembre 1911.
La migliore organizzazione della spedizione di Amundsen fu evidente anche (e soprattutto) nel durissimo viaggio di ritorno.
Mentre Amundsen riuscì a rientrare al campo base senza difficoltà, per Scott e i suoi il viaggio di ritorno si trasformò in tragedia anche a causa delle pessime condizioni meteorologiche: in quella stagione si ebbero temperature rigide da record: nemmeno le più moderne stazioni meteo degli anni successivi sarebbero arrivate a registrarle.
Nel corso della drammatica marcia di rientro per primo perse la vita Edgar Evans a causa di una caduta. Poco dopo fu la volta di Lawrence Oates il quale, avendo perso un piede per il congelamento, abbandonò volontariamente la tenda durante una tempesta di neve, avendo scritto su un biglietto: “Sto uscendo, può darsi che rimanga via un po’ di tempo”.
Di lui non si trovò mai alcuna traccia, tranne la sua borsa da viaggio.
I cadaveri dei rimanenti tre membri della spedizione furono trovati intatti all’interno della tenda sei mesi dopo, a sole 11 miglia (!) da un grande deposito di viveri che avevano preventivamente allestito.
Di loro rimangono una macchina fotografica con gli ultimi fotogrammi e i loro diari che descrivono nel dettaglio le sofferenze patite.
È celebre la frase di Scott:
«Fossimo sopravvissuti, avrei avuto una storia da raccontarvi sull’ardimento, la resistenza ed il coraggio dei miei compagni che avrebbe commosso il cuore di ogni britannico.»
Il diario di Scott termina con la frase: “For God’s sake look after our people. R. Scott”, che significa “Per amor di Dio, abbiate cura delle nostre famiglie”.
I corpi degli esploratori furono sepolti nel punto esatto dove furono trovati dalla spedizione inviata in loro soccorso: insieme alla loro tenda furono coperti di ghiaccio e sul tumulo venne posta una croce.
Oggi la base permanente di ricerca al Polo Sud è intitolata Amundsen-Scott South Pole Station in ricordo di entrambi gli esploratori.
🇳🇴🇬🇧
Cieli sereni
PG

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