Nella Divina Commedia e nelle altre opere di Dante Alighieri si ritrovano innumerevoli riferimenti al MARE e alla NAVIGAZIONE: elementi “acquei” da interpretare sia in senso proprio che in senso allegorico.
Il poeta conosceva il mondo marittimo non solo dalla lettura dei testi classici contenenti racconti di viaggi per mare o battaglie navali, ma anche dall’ esperienza e dall’osservazione diretta di navi, porti e arsenali,
dai contatti con uomini pratici di navigazione, marinai, pescatori.
Durante l’esilio compì alcune “crociere”, durante le quali osservò le manovre delle navi quando gettavano o salpavano le ancore, spiegavano o riducevano le vele, azionavano o fermavano il “palamento” (l’insieme
dei remi), eseguivano delle accostate ecc. ecc.
LE COSTRUZIONI E LE RIPARAZIONI NAVALI
Nel XXI Canto dell’Inferno, Dante e Virgilio sono sul punto più alto del ponte che sovrasta la V Bolgia dell’VIII Cerchio in cui sono puniti i barattieri, per cui Dante ne osserva il fondo e lo vede incredibilmente oscuro.
Quale ne l’arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmar i legni lor non sani,
che navicar non ponno; in quella vece chi fa suo legno novo, e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece;
Il fossato è infatti pieno di pece bollente, che aderisce e incolla, come quella dell’Arsenale di Venezia con cui si riparano le navi danneggiate che non possono navigare e dove si otturano le falle degli scafi;
chi ribatte da proda, e chi da poppa;
altri fa remi, e altri volge sarte;
chi terzeruolo e chi artimon rintoppa;
“Chi dà colpi di martello a prua e chi a poppa; altri fabbricano remi e altri attorcigliano la canapa per fare funi.
Alcuni rattoppamo la vela minore (terzarolo) e altri quella maggiore (artimone)”;
tal non per foco, ma per divin’arte
“Così non a causa del fuoco ma per opera di Dio”
bollia là giuso una pegola spessa,
che n’viscava la ripa d’ogni parte.
“bolliva una pece densa che aderiva viscosamente dappertutto sulle pareti della bolgia”.
I versi ricordano i principali mestieri legati alla costruzione e alla
manutenzione navale: carpentiere, calafato, maestro d’ascia, remolaio, cordaio, velaio.
Operai specializzati che lavoravano a terra e a bordo per garantire che tutte le navi, militari (le galee sottili da guerra) o mercantili (le taride, le cocche e le galee grosse da mercato) fossero in piena efficienza in primavera, quando la navigazione riprendeva il suo pieno ritmo. Per tradizione, infatti, da novembre a marzo non si navigava o si navigava poco, intendendo con questo le lunghe traversate in alto mare, a causa del cattivo tempo e della scarsa visibilità.
(da Aldo Caterino A. I. B.)
Cieli sereni
PG
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