È notizia di questi giorni che è stato ritrovato in Antartide, a 3.000 metri di profondità nel Mare di Weddell, il relitto della ENDURANCE, la nave protagonista di una delle più incredibili avventure di esplorazione.
Nell’agosto del 1914 Ernest Shackleton, con un equipaggio di 27 uomini salpa per l’Antartide. Lo scopo della spedizione è quello di attraversare via terra (a piedi e con slitte) il Continente.
A sole 80 miglia dal punto costiero stabilito per lo sbarco e la partenza dell’impresa, la ENDURANCE, rimane intrappolata dalla banchisa.
Ci rimarrà per nove mesi e alla fine la nave affonderà, letteralmente ‘inghiottita’ dai ghiacci: i partecipanti alla spedizione rimarranno così bloccati per altri 12 mesi (!).
Una vera odissea: l’equipaggio, con una marcia forzata tra i ghiacci e tratti di navigazione su delle scialuppe, giungono sull’Isola Elephant nelle Shetland Meridionali.
Il 24 aprile 1916 Shackleton parte da lì con cinque uomini a bordo di una scialuppa in cerca di soccorsi. Dopo oltre 1500 chilometri (!) giungono finalmente nella Georgia del Sud.
Shackleton però non riesce a recuperare gli uomini lasciati sull’ isola a causa delle difficoltà di navigazione create dal ghiaccio galleggiante. Dopo tre falliti tentativi di raggiungere l’isola Elephant, Shackleton riesce a convincere il governo cileno a fornirgli una nave.
La comanda il capitano Luis PARDO il quale, con Shackleton a bordo, salpa da Punta Arenas e, nonostante le avverse condizioni meteorologiche dell’inverno australe, raggiunge l’isola Elephant il 30 agosto 1916.
Tutti gli uomini sono così salvi!
Tornati a Punta Arenas, salvati e salvatori vengono accolti in modo entusiastico dalla popolazione locale e dalle autorità della marina cilena.
Il comandante Pardo viene accolto da eroe e il governo britannico, tra i vari onori, lo vuole ricompensare con una grossa somma in denaro che però Pardo rifiuterà dicendo che ha fatto soltanto il suo dovere di militare.
Cieli sereni
PG
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